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Crescono le rette all’Università e le più care sono al Nord

universitàun articolo che leggo su E-R Consumatori

Quanto costa, nell’anno accademico appena iniziato, frequentare l’Università?

Come consuetudine, L’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori – ha svolto un’indagine sulle imposte che gli studenti universitari sono tenuti a pagare per frequentare le principali università pubbliche italiane.

Ancora una volta risulta che gli Atenei del Nord Italia impongono tasse più alte rispetto alle altre, con importi medi che superano, per la prima fascia, del +12,23% la media nazionale e del +12,89% le rette del Sud.

In sintesi, riguardo i costi, La media nazionale è di 540 euro in prima fascia, 583 in seconda, 899 in terza (con Isee fino a 20 mila euro), di 1240 in quarta (Isee fino a 30 mila euro) e 2193 euro nelle fascia di reddito più elevata. Si tratta, però, di medie, perché i costi sono differenziati fra atenei e regioni.

Secondo Federconsumatori, prendendo come riferimento la prima fascia di reddito (vale a dire quella più bassa) il primato dell’ateneo più caro va a Parma: per frequentarla gli studenti devono versare contributi di 739,68 euro per le facoltà umanistiche e di 855,50 euro per le facoltà scientifiche.

Segue Milano che prevede, per chi si colloca nella fascia di reddito più bassa, rette di 713,00 euro per le facoltà umanistiche e di 790,00 per quelle scientifiche.

La media nazionale complessiva degli importi registra un incremento del +1,2% rispetto all’anno accademico 2013/2014.

“L’elemento che emerge con più evidenza dall’intero rapporto – sottolinea Rosario Trefiletti, presidente Federconsumatori – è l’onerosità dei costi delle rette universitarie, i cui importi sono divenuti insostenibili per le famiglie, specialmente alla luce della caduta del potere di acquisto di queste ultime, diminuito di oltre il -13,4% dal 2008 ad oggi.

Un dato aggravato anche dalle possibili alterazioni rese possibili dal diffuso fenomeno dell’evasione fiscale nel nostro Paese. Non bisogna dimenticare, infatti, che il calcolo delle tasse universitarie è basato sulla dichiarazione dei redditi. È possibile, quindi, che chi dichiari meno del dovuto, paradossalmente, paghi anche importi più bassi ed usufruisca di agevolazioni e borse di studio.

È necessario effettuare maggiori controlli in tal senso, disponendo sanzioni severe per coloro che usufruiscono dei fondi riservati a chi davvero ne ha bisogno”.

 

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