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Coppie di fatto: quali i loro diritti se in Italia manca una regolamentazione?

lenteUn articolo che leggo su Altroconsumo il cui contenuto di certo non mi stupisce, dato che ben ricordo i limiti assurdi di cui si parla nel testo e che sono indegni di una società civile.

* * *

Ormai quello della convivenza è un fenomeno sociale che non si può più ignorare. L’ultimo censimento Istat ha fotografato un’Italia sempre più allergica al matrimonio con circa un milione di coppie di fatto.

Attualmente però la situazione è caratterizzata da un vuoto normativo che si rende necessario colmare per dare una tutela giuridica a chi non si vuole o non si può sposare, ma desidera comunque condividere la propria vita con il partner.

Sposati e conviventi a confronto. Quali sono le difficoltà e i limiti che le coppie di fatto sono costrette ad affrontare?

Abbiamo messo a confronto i loro diritti e quelli delle coppie sposate.

Salute. In caso di malattia il coniuge ha diritto ad assistere il partner in ospedale e a essere informato sul suo stato di salute.

Il convivente, invece, non ha diritto di accesso alla cartella clinica del partner, non ha diritto a permessi nel caso quest’ultimo di ammali e non può autorizzare interventi medici urgenti e rischiosi per il proprio compagno.

Successione. Al coniuge spetta di diritto una quota del patrimonio del consorte defunto di cui non può essere privato. Allo stesso modo la pensione di reversibilità e il trattamento di fine rapporto.

In caso di morte  del convivente, il superstite non rientra tra gli eredi legittimi, ma potrà essere nominato erede solo in presenza di un testamento in suo favore e solo per la quota disponibile, fatti salvi i diritti degli eventuali legittimari.

Il superstite non ha inoltre diritto a percepire il Tfr e la pensione di reversibilità del convivente.

Casa. Il coniuge superstite ha il diritto di abitazione nella casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano.

Il convivente, invece, non ha alcun diritto sulla casa adibita a residenza comune se questa è di proprietà del partner o da questi detenuta con contratto di locazione. Può quindi essere allontanato.

Figli. Questo è l’unico aspetto per il quale non sussiste più alcuna differenza tra i figli nati nella convivenza e quelli nati nel matrimonio. In entrambi casi l’affidamento dei figli è stabilito in base al criterio dell’interesse del minore ed è possibile rivolgersi al Tribunale ordinario.

Se ci fosse disaccordo interviene il Tribunale per i minorenni. Dopo la cessazione della convivenza, il genitore ha l’obbligo di mantenere il figlio che convive con il genitore affidatario.

Il contratto di convivenza

Finché il legislatore non si metterà al passo con la società, si può valutare l’opportunità di stipulare un contratto di convivenza, per inserire gli aspetti che la coppia ha più interesse a disciplinare.

Inoltre diversi comuni hanno istituito i Registri delle Unioni Civili, a cui possono registrarsi i conviventi, anche dello stesso sesso.

Questa iscrizione non attribuisce ai conviventi specifici diritti di carattere patrimoniale o personale ma può servire a dimostrare lo “status” di convivente in casi particolari come ad esempio l’accesso ai servizi del Comune destinati alla famiglia.

Per fare chiarezza su questi e altri punti critici, il consiglio Nazionale del Notariato, con Altroconsumo e altre dieci associazioni di consumatori, hanno messo a punto una guida utile per i conviventi dal titolo: “La convivenza: regole e tutele della vita insieme”.

Un commento su “Coppie di fatto: quali i loro diritti se in Italia manca una regolamentazione?

  1. Poppea
    20 gennaio 2015

    Io penso che se uno vuole dei diritti deve sottoscrivere un bel contratto.

    Se io stipulo un’assicurazione es RC, in caso di danno risarcisce l’assicurazione.

    Così è il matrimonio, se tu sottoscrivi il contratto hai diritti, altrimenti no.

    Non sono favorevole a considerare un matrimonio come una convivenza, se fosse così tutti lo farebbero, anche ”per finta” già di truffe ce ne sono abbastanza.

    Non è necessario fare una cerimonia per sposarmi, basta rimediare due testimoni ed andare all’anagrafe

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