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Dati personali in rete: come tutelarsi dagli archivi online

web00La mia opinione non fa testo, in quanto ovviamente fa riferimento alle mie esigenze e preferenze, tuttavia da alcuni mesi utilizzo Dropbox  e mi trovo veramente bene, sia in ambito personale sia lavorativo.

Per completezza vi segnalo questo articolo di Paolo Attivissimo dove segnala un problema, risolvibile, collegato all’uso di Dropbox.

in sintesi un articolo che leggo su Altroconsumo

Accessibili in ogni luogo e da qualsiasi dispositivo: sono i servizi “Cloud”, dall’inglese nuvola, strumenti innovativi ed efficacissimi per evitare la perdita dei propri dati più importanti, ma anche poco trasparenti e, ahimé, a costante rischio di violazione della privacy.

Abbiamo messo alla prova sette diversi servizi Cloud scelti tra quelli anche in italiano. Ecco i risultati.

Uno dei problemi più evidenti riguarda le modalità di acquisto di questi servizi. Al momento della registrazione l’utente “barra” la casella di accettazione di termini, condizioni di servizio e condizioni sulla privacy, praticamente firmando un contratto senza leggerlo.

In molti casi, purtroppo, il link contenente tutte le informazioni non è facilmente accessibile, spesso incredibilmente prolisso e talvolta persino redatto in lingua inglese.

Non ci sono garanzie né sulla qualità del servizio né sulle responsabilità per i danni al consumatore in caso di perdita o di illecita diffusione dei dati custoditi.

Google e Microsoft escludono esplicitamente qualsiasi garanzia sul livello di servizio offerto e sull’affidabilità di quest’ultimo.

E non solo. Nei contratti le due aziende riportano clausole vessatorie che frequentemente applicano le leggi della California o dello stato americano di Washington, generando confusione nell’utente.

Caricare i propri documenti in un Cloud significa, in poche parole, che questi andranno a finire nei server di qualche azienda in una località del mondo non precisata. Contenuti che poi saranno praticamente a disposizione di ignoti informatici.

Inoltre tutti i siti si attribuiscono una licenza d’uso sui contenuti caricati in archivio in maniera tale che il fornitore del servizio possa automaticamente utilizzarli o consentire ad altri di farlo. Una vera insidia per il consumatore.

Questi servizi non sono perfetti: bisogna fare attenzione ai dati che vengono caricati e alle condizioni d’uso.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 febbraio 2015 da in Consumatori & Utenti, Leggo & Pubblico, Tecnologia, Scienza, Web & C. con tag , , , , , .
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