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Le aziende contestano i risultati dei test sull’olio, tuttavia…

olioNei giorni scorsi avevo letto l’anticipazione del test sugli olii extravergine da parte della rivista il Test e la bocciatura di 9 olii su 20 ha dato adito a numerose polemiche, nate dalle aziende penalizzate che hanno dichiarato l’inattendibilità dei test.

Dal mio punto di vista, di semplice consumatore, ritengo che se produci un prodotto di qualità, puoi contestare l’esito del test, non il test a prescindere, tanto più se effettuato con le modalità previste per legge.

Una difesa su queste basi denota malafede, ma trovo discutibili anche le affermazioni fatte da un produttore che, come spiega il Test:

disconosce integralmente qualsiasi problematica inerente i prodotti [da loro] commercializzati…

Come detto in altre occasioni, se l’azienda che dialoga con il consumatore, è un vantaggio per entrambi; dopo di che se uno preferisce alzare un muro e respingere in toto ogni critica, faccia pure…

Carapelli contesta in toto i risultati del test ed il metodo impiegato, che come detto è a norma di legge.

Scrive a questo proposito Il Fatto Alimentare:

Pur comprendendo il disappunto dell’azienda che si trova tre sue marche declassate va detto che le considerazioni sulla soggettività del test organolettico sono del tutto infondate e prive di valore.

Ed a testimonianza che i problemi arrivano da lontano, aggiungono poi che:

Nel 2005, la rivista Merum, dopo due prove d’assaggio aveva stabilito che ben 30 su 31 campioni erano stati erroneamente denominati extravergine in quanto “puzzavano di rancido”.

Nel gennaio 2010, un test comparativo svolto dalla trasmissione “A bon entendeur” sul canale svizzero Tsr, attribuì giudizi molto deludenti ad alcuni prestigiosi marchi tricolore.

Alcuni mesi dopo arrivò la bocciatura del panel test dell’Olive Center dell’Università di California di Davis: declassati a vergini i campioni di Carapelli, Bertolli, Colavita e Filippo Berio.

Passa poco tempo e nel 2012 un test condotto dal mensile francese 60 Millions de Consommateurs declassa a vergini alcuni prodotti, tra i quali il Carapelli Classico.

E’ più ragionevole pensare che tutte queste prove, condotte da fonti diverse, siano errate o forse un problema di qualità dell’extravergine esiste davvero?

Trovo discutibile anche la presa di posizione di Federolio che definisce censurabile questa inchiesta.

Da notare che una volta di più le associazioni di categoria alzano gli scudi per difendere gli associati criticati, piuttosto che essere stimolati a sostenere quei produttori che invece sono stati promossi e che possono testimoniare come sia possibile offrire un prodotto di buona qualità.

Fortunatamente c’è anche chi prende atto dei risultati, come il Presidente del Consorzio Produttori Olivicoli del Lazio, Erino Cipriani che a Konsumer.it ha dichiarato che:

I controlli sono insufficienti, noi produttori ci scontriamo con prezzi del mercato agricolo talmente bassi che siamo messi fuori gioco.

L’olio extravergine deve corrispondere a determinati requisiti organolettici, tra cui un’acidità inferiore o uguale allo 0,8%  e la presenza di un alto numero di polifenoli: è facile, ad esempio, far rientrare sotto lo 0,8% un olio con bassi polifenoli.

Leggi anche l’intervista de il test a Giancarlo Caselli, Presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare e, in seconda battuta, quella ad Alberto Grimelli, giornalista, agronomo e direttore di Teatronaturale.it

In chiusura, ricordiamo che se compriamo un extravergine che in realtà non lo è, la nostra salute non ne risente, ma il portafoglio si ed allora si potrebbe ipotizzare la frode in commercio, come dimostrato dal fatto che, come scritto su Konsumer.it:

…è questo il reato ipotizzato dal Procuratore Raffaele Guariniello (Coordinatore Gruppo Specializzato Sicurezza del Lavoro e Tutela del Consumatore) che ha avviato i campionamenti di rito a seguito della pubblicazione dei risultati.

 

 

 

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