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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Leggi, pensaci su e valuta se firmare la petizione per i farmaci Fascia C

leggo e pubblico e se le argomentazioni vi convincono (leggi anche questo dossier) vi invito a firmare la petizione, cliccando su questo link

Per quel che riguarda me e la Signora K… abbiamo firmato 😉

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Sul sito di Federfarma (Federazione dei titolari di farmacia) è comparso un articolo che vi invitiamo a leggere, perché esprime in maniera chiara le intenzioni di chi si oppone alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C.

Un contributo nel quale si abbandonano le vecchie motivazioni (come il “il rischio di abuso dei medicinali”, paventato per anni da Federfarma in spregio ai colleghi farmacisti che operano nelle parafarmacie, iscritti allo stesso Albo e Ordine Professionale) e si ammettono finalmente gli sconti praticati dalle parafarmacie, in particolare quelle della Gdo (un dato di realtà, a cui non è più possibile sottrarsi, evidentemente), ma si lancia una nuova argomentazione.

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Le parafarmacie riescono a fare sconti – si sostiene nell’articolo – perché vendono solo alcuni farmaci di automedicazione, non tutte le 2.200 referenze ammesse.

Vi è mai capitato di entrare in una farmacia, richiedere un medicinale e sentirvi rispondere “Potrei procurarlo”?.

Lo stesso, probabilmente, vi sarà accaduto anche in parafarmacia, perché il problema attiene alla gestione del magazzino, come in tutti i punti vendita.

Qual è la differenza, allora?

La sola differenza è che il farmacista, in farmacia può riassortire tutti i medicinali, mentre in parafarmacia solo alcuni.

Un esempio per tutti: in parafarmacia può vendere la Tachipirina 500 ma non la Tachipirina 1.000, perché quest’ultima è fascia C, quindi per ora è disponibile solo per le farmacie tradizionali. Ecco perché le parafarmacie faticano a svilupparsi nel nostro Paese.

Ma Federfarma giunge a una conclusione ardita: “Se a poco meno di dieci anni dal decreto Bersani il 90% dei consumi di Sop-Otc rimane in farmacia – afferma –  è perché il cittadino continua a scegliere “liberamente” la farmacia, presidio insostituibile del Ssn”.

Le virgolette alla parola liberamente sono di Federfarma, un lapsus forse.

Ma se così fosse, se il cittadino liberamente – pur potendo scegliere – continuasse a preferire la farmacia tradizionale, perché allora opporsi alle liberalizzazioni?

Perché adoperarsi per impedire che le parafarmacie possano vendere i farmaci di fascia C con ricetta?

Cosa avrà da temere Federmarma dalle liberalizzazioni?

La risposta è semplice: la competizione sui prezzi, quindi la diminuzione dei guadagni.

Non è un caso che i medicinali di fascia C con ricetta  – venduti esclusivamente in farmacia – oggi costino mediamente 3,7 euro in più rispetto a quelli di automedicazione (fonte: Assosalute).

E non è un caso che pochissime farmacie (solo il 12,8%, fonte: Altroconsumo) facciano sconti sui medicinali etici, nonostante la legge lo consenta dal 2012.

E’ evidente che le esternazioni di Federfarma hanno ben poco a che vedere con il compito di “Dispensare salute”; compito che peraltro non è prerogativa della Federazione, ma di tutti i farmacisti abilitati all’esercizio della professione, tanto nella farmacia quanto nella parafarmacia. Stessa laurea, stesso Albo, stesso Ordine Professionale.

Per la Costituzione italiana non ci sono abilitazioni di serie A o B: l’esame di Stato è uno solo per ciascuna professione ed è aperto a tutti i cittadini che ne abbiano i titoli (art. 33, quinto comma).

Lasciamo parlare i fatti, cari amici di Federfarma, evitando di ricorrere a insulti (come quelli che ci sono stati indirizzati), che non si addicono a chi ha la responsabilità di rappresentare una professione stimata, come quella del farmacista.

P.S. Sempre sul sito di Federfarma, nella sezione “Edicola”, appare una recensione dell’iniziativa #Liberalizziamoci attribuita a Il Sole 24 Ore del 26/10/15, che non ci risulta sia mai apparsa nel quotidiano diretto da Roberto Napoletano, nemmeno nella versione online.

Fonte

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