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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Dj #Fabo ci chiede di allacciare le cinture

Un post che inizia con un estratto da un articolo di Maurizio Caprino che verte sulla sicurezza stradale e finisce con delle osservazioni personali sulla vicenda umana di DJ Fabo scritte nei giorni scorsi sul Gruppo FB.

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Ora che il polverone delle emozioni e delle polemiche si sta posando, scriviamo due parole sulla vicenda di Dj Fabo.

Dal nostro punto di vista stradale, ovviamente. Perché dobbiamo ricordare che alla base di tutto questo strazio c’è un incidente stradale. Esattamente come nel caso di Eluana Englaro.

Dunque, ci si riduce in condizioni tali da far pensare alla scelta estrema dell’eutanasia non solo se si hanno malattie atroci come la Sla: “basta” un incidente stradale.

Non a caso, per quel che riportano le cronache di oggi, l’ultima cosa che Fabo avrebbe detto ai suoi amici è stata: “Non prendetemi per scemo, ricordatevi sempre di allacciate le cinture”.

Un brano tratto dalla lettera di Paolo Sodi, citata nel post di Maurizio Caprino:

Milanese, 39 anni, ex broker, assicuratore e poi dj di successo, “da ragazzo molto vivace e un po’ ribelle”, come si raccontava in un video, è passato a vivere una vita nel buio, nell’immobilità.

E’ rimasto cieco e tetraplegico dalla notte del 13 giugno del 2014, quando fu vittima di un terribile incidente stradale: di ritorno da un locale del dj set milanese, per chinarsi a raccogliere il cellulare che gli era sfuggito di mano sbandò e la sua vettura si scontrò contro un’altra che procedeva sulla corsia d’emergenza. Fu sbalzato fuori dall’abitacolo e da lì ebbe inizio il suo calvario.

Quando parliamo di sicurezza stradale, ricordiamoci che non si tratta “solo” (anche se, ovviamente, basterebbe e avanzerebbe questo) di persone decedute sulla strada, ma anche di coloro che sopravvivono per vedere la propria esistenza priva di ogni speranza di vita vera.

Vittime “della” strada, non solo “sulla” strada: chi ne è direttamente coinvolto e chi, come i genitori, ne viene comunque irrimediabilmente distrutto.

lettura integrale qui: Strade sicure | Dj #Fabo ci chiede di allacciare le cinture

In questi giorni ho letto certi commenti dei soliti noti, che neanche citerò, che mi hanno fatto vedere rosso.

Ma questi opinionisti dovrebbo forse fare riferimento a quanto ha scritto la Chiesa Valdese in merito ad eutanasia e/o suicidio assistito:

“dovremmo evitare di esprimere la nostra opinione in conformità a principi astratti e valori nei quali non tutti i cittadini di un paese sono tenuti a riconoscersi. “

Ancora nel 2010 leggevo del successo della raccolta delle firme per il testamento biologico; le persone interessate erano accolte da una équipe di volontari che illustravano la pratica: compilazione dei moduli, dichiarazioni ecc.., ed alla presenza di due testimoni e di un notaio veniva sottoscritto il testamento e sigillato in busta autenticata.

Succedeva all’estero? In Svizzera o Belgio? No, a Milano, ed era un’iniziativa della Chiesa Valdese.

Spesso non si riesce a scindere la Fede dalla Chiesa, ma credo che la Fede ed il modo di viverla sia un fatto privato e, meglio ancora, come dice Maria Bonafede (Pastore e moderatore della Tavola Valdese):

“…la Chiesa Valdese è diversa (dalla Chiesa cattolica) nell’organizzazione: non esiste il “clero” che dice quello che devi pensare: “i credenti rispondono in prima persona a Dio ed alla loro coscienza.”

Di conseguenza la chiesa non dà direttive specifiche concernenti le scelte politiche, l’etica sessuale.

E’ risaputo che io non sono credente, per cui il mio approccio verso il tema Religione & Chiesa risente forse del mio “non credere”, tuttavia sempre più spesso, pur restando sulle mie posizioni, mi trovo d’accordo con l’impostazione data dalla Chiesa Valdese sulla Fede, la religione ed il modo di approcciare il singolo credente.

“Si strinsero la mano e si voltarono le spalle per sempre. E’ semplicemente terribile. E’ terribilmente semplice. Perchè dobbiamo restare soli contro il dolore e la violenza della fine?

…o come ho sognato spesso, per quando sarà. … la musica nelle orecchie… lei passa allora alla farfalla della flebo, la gira, la gira, io la guardo e sorrido e va tutto bene, le dee della fine sono arrivate e hanno volti meravigliosi. Perchè non dovrebbe essere così?”

(Liberamente tratto dall’articolo di Gabriele Romagnoli disponibile nei file del gruppo FB: Paoblog & i suoi Bloggers)

Che ognuno si faccia i suoi ragionamenti, ma se questo è uno Stato laico come dice, dovrebbe permettere ai cittadini di morire, a prescindere dalle opinioni della Chiesa, tenendo presente che il diritto a morire con dignità, non è un obbligo. Non lo vuoi fare, non lo fai. Punto.

Si parla molto del rispetto della spiritualità del malato. Ma questo rispetto sembra arrestarsi improvvisamente di fronte alla richiesta del malato inguaribile che chiede di poter morire. Quasi che questa domanda nascesse da un mondo che non gli appartiene.

Con quale autorità spirituale posso io contrastare la libertà e responsabilità di un altro di decidere il tempo della sua morte quando il vivere è un’umiliazione quotidiana senza speranza?

Qual è la fonte dell’autorità che mi impone di costringere una persona inguaribile a continuare a vivere una vita di morte?

Chi sono io per sottrarre al malato inguaribile questo diritto di poter morire?

Da quale parte sta il Dio della vita e della promessa? Dalla parte del non-senso del dolore acuto di un malato inguaribile o dalla parte del suo umano desiderio di morire?

Per quanto paradossale possa essere, in una tale situazione accogliere la domanda di morte significa accogliere la domanda della vita, accogliere il diritto di morire coscientemente la propria morte.

(Fonte: Gruppo di lavoro sui problemi etici posti dalla scienza, nominato dalla Tavola Valdese).

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