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Quando il Comune non toglie (davvero) le macchie d’olio dalla strada…

In sintesi un articolo di Maurizio Caprino (clicca QUI per la lettura integrale)

Una scia nera sull’asfalto, larga mezzo metro e lunga due chilometri. Sembra quella lasciata sulla traiettoria giusta di una pista dalle gomme delle auto da corsa. Ma non è tenera gomma che si attacca a terra per dare aderenza: è insidiosissimo olio.

Per questo il problema è stato segnalato ai Carabinieri, ma senza esito.

Negli stessi giorni (17 novembre), a Genova, una macchia più concentrata è stata causata dalla rottura del serbatoio di un autobus urbano, nella discesa di via Oberto Cancelliere. Facendo ovviamente cadere più di uno scooterista.

Anche in questo caso, ancora oggi sull’asfalto si vede qualcosa, a dimostrazione che l’aderenza non è ancora perfetta in questo punto già di per sé pericoloso a causa della pendenza.

In entrambi i casi, gli enti proprietari della strada sono intervenuti ad “asciugare” l’asfalto, con sabbia o segatura.

A nessuno importa andare oltre, eliminare davvero ogni pericolo e salvaguardare l’ambiente (secondo voi, dove vanno a finire le sostanze oleose portate via dall’acqua piovana?).

Pare non importare neanche alle assicurazioni con le quali gli enti proprietari si coprono.

Tutto assurdo, tanto più che le soluzioni tecnologiche ci sono: aspiratori in grado di portare via “chirurgicamente” le sostanze oleose, senza diluirle con solventi.

Ma perché in Italia non mi è mai capitato di vederne uno?

3 commenti su “Quando il Comune non toglie (davvero) le macchie d’olio dalla strada…

  1. IlPrincipeBrutto
    19 dicembre 2018

    >> Ma perché in Italia non mi è mai capitato di vederne uno?
    .
    Forse perche’ le politiche di austerity imposte agli enti locali (e sappiamo tutti da dove arriva l’imposizione) non ne consentono l’acquisto.
    .
    Continuare a chiedersi demagogicamente perche’ non si fa questo e quello, senza mai approcciare manco da lontano la causa di questa situazione (l’artificiale scarsita’ di moneta venutasi a creare da quando si e’ rinunciato alla sovranita’ monetaria) e’ come minimo un esercizio di denuncia fatto a meta’.
    .
    Sicuri si dieventa, Ride Safe.

    • paoblog
      19 dicembre 2018

      Il compito di chi parla di sicurezza stradale è innanzitutto di denunciare quello che non va, non di fare una lezione di economia.

      Dopo di che ho forti dubbi che siano sempre le politiche economiche ad impedire certe cose, visto che il Comune di Milano non ha problemi a reperire soldi per fare quello che pare a loro e neanche a trovare parecchi milioni di € per fare continue riasfaltature, peraltro mal fatte, piuttosto che comprare quel camion tappabuche che costa 400.000 €, che ad esempio mi pare abbiano comprato a Torino.

      Spesso bisogna pensare anche alla possibilità che gli amministratori siano degli incapaci (per limiti) o per dolo, che dietro ai lavoro stradali nessuno mi toglie dalla testa che ci siano dei “maneggi” che rendono più conveniente (per i soliti noti) fare continui rappezzi onerosi, piuttosto che spendere per una soluzione definitiva.

  2. IlPrincipeBrutto
    19 dicembre 2018

    >> Il compito di chi parla di sicurezza stradale è innanzitutto di denunciare quello che non va, non di fare una lezione di economia.
    .
    La denuncia e’ scritta sul sito di un giornale che da anni promuove fideisticamente le politiche che hanno condotto a questa situazione (ricordo il loro ‘FATE PRESTO’ per agevolare l’ingresso del governo Monti). Come minimo, secondo me, correttezza vorrebbe che oltre alla denuncia di fosse anche l’ammissione che si e’ lavorato per arrivare a questa situazione.
    .
    sicuri si diventa, Ride Safe.

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