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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Scrivo con chiarezza o mi sopravvaluto? Ne parlo con Loredana…

Il post settimanale con il riassunto delle mie chiacchierate via Wapp con Loredana sta diventando un appuntamento fisso… 😉

(Loredana insegna, alle scuole medie, italiano e storia con un laboratorio di cinematografia)

La domanda posta nel titolo non è provocatoria; visto che in ambito lavorativo (e non) spesso la gente non capisce quello che scrivo, nei giorni scorsi mi sono veramente chiesto se quando scrivo sono chiaro come credo oppure se mi sopravvaluto; da questa domanda è nato lo scambio di opinioni con Loredana.

leggi anche: Dev’essere vero che molti italiani non capiscono quello che leggono…

Antefatto: un cliente chiede 2000 pezzi. Ho materiale per farne solo 1900 e quelli mi ordina.

Ho uno scrupolo, dato che i conti teorici sono sempre imprecisi, per cui gli scrivo:

“visto che la richiesta in origine era di 2000 pezzi e l’ordine di 1900 dato che non abbiamo a magazzino materiale a sufficienza, nel caso si riesca a produrre qualche decina di pezzi più li facciamo?”

Mi telefona per dire che non ha capito.

(Nota a margine: tempo fa un l’amico Miro, conosciuto come cliente e rimasto un caro amico anche dopo l’interruzione dei rapporti di lavoro, mi disse che:

“appena arrivato alla XX cominciai a chiedere offerte e fare ordini ad una marea di fornitori; le tue risposte erano già allora uniche, sia per dovizia di particolari su prezzo, condizioni, consegne ecc..ecc. sia sul meccanismo che portava alla formazione del prezzo stesso.” Se dopo anni ancora si ricorda positivamente questa particolarità, qualcosa vorrà dire…)

Spiego a voce, dicendogli in pratica la stessa cosa che ho scritto e mi dice di si, di farli pure e che ho fatto bene a chiedere …

Torniamo a noi…

Scrive Loredana: No, no, tranquillo.Ti esprimi benissimo e con chiarezza! Sai qual è il problema (ed è davvero un grosso problema)? Le persone non ascoltano, non leggono e/o non leggono con attenzione.

L’attenzione sembra non sia più dovuta a meno che non sia rivolta soli a sé stessi. Distatti, egocentrici se non addirittura egomaniacali: è questo il problema.

Sapessi quante volte devo ripetere a ragazzi ed adulti ciò che ho appena espresso, e a distanza brevissima, perché non “hanno capito”.

In realtà non “hanno sentito” perché non hanno ascoltato. Non fartene un cruccio, quelli come noi hanno anche il compito ingrato di dover portare un gran pazienza.

Concordo sull’intera analisi. Il fatto che mi “sconvolge” e’ che si perdono nel leggere 2 righe di numero; posso capire (si fa per dire) il non recepire un concetto espresso in una pagina, ma in 2 righe?

E si torna al solito discorso. Questa e’ gente che vota, prende decisioni, anche vincolanti, sul lavoro e non ultimo educa dei figli … o perlomeno dovrebbe.

E’ uno sconforto 😔 e lo dice uno con un livello di istruzione normale … ovvero non ci vuole molto per essere un cittadino pensante piuttosto che un suddito, passivo per scelta.

Loredana: Lo so, lo sconforto prende anche me e sempre più spesso ed intensamente. Non ho figli e forse come educatrice riesco a vedere le famiglie e le loro dinamiche “educative”(in senso lato) dall’esterno e senza la partecipazione emotiva di un genitore che giustifica spesso le proprie scelte su questa base e, non di rado, sul fatto che…”anch’io alla sua età ero così, pensavo solo al gioco…” senza peraltro rendersi minimamente conto, il poveretto, che di questa ormai passata età spensierata e distratta, ha mantenuto, anche nella sua vita da adulto, le stesse caratteristiche!

Adulti (spesso laureati, quindi il titolo di studio conta relativamente) che non sanno trasmettere ai ragazzi le più elementari nozioni del vivere civile, che implica rispetto ed attenzione per persone e situazioni.

L’attenzione, ed è di quella minima che stiamo parlando, non esiste quasi più, ti sentono solo perché fai parte dell’indistinguibile rumoreggiamento esterno.

Quindi sentono e non ascoltano, leggono e non capiscono, anche due righe, anche una parola.

La soglia dell’attenzione si rivela particolarmebte bassa nella lettura, soprattutto individuale, che implica anche lo stare ed il confrontarsi con se stessi, pratica ormai in totale disuso.

Tutto deve essere immediato, meglio se fruibile col solo parziale ascolto o colpo d’occhio, a scapito quindi anche della riflessione, parola, questa, addirittura sconosciuta. 😫😱

E quante volte, affranta, davanti a comportamenti inaccettabili ed ingiustificabili, anch’io mi sono ritrovata a pensare: “e questo/a vota…”

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