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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Quelle 48 ore che ti cambiano la vita …

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

E’ parecchio tempo che non scrivo sul Blog e la ragione c’è…

48 ore e poco più …

Venerdì 19 febbraio 2021: Torno a casa dal lavoro e Rok non si sente molto bene, capogiri, poche linee di febbre e sente degli odori strani, come di arrosto … andiamo dal medico di base, la visita, trova la gola arrossata, ma ci rimanda a casa, dicendole che “se proprio vuoi, lunedì vai a fare un tampone.” 

Successivamente richiama a casa avanzando una tesi che di medico ha ben poco e che non citerò, ma quando in seguito l’ho raccontato all’ottimo medico di base dei miei, ha alzato gli occhi al cielo esclamando: “ma non si può…..”

Suggerisce di andare al Pronto Soccorso se vuole, ma è ovvio che dopo una telefonata di questo tipo non sei tranquillo la carico in auto ed alle 19 andiamo al PS, dove le fanno il tampone rapido, con esito positivo.

Resto al PS sino alle 22, poi mi dicono che la terranno in osservazione e di ripassare il giorno dopo, portando una borsa con gli effetti personali, perchè probabilmente verrà ricoverata.

Sabato 20 febbraio 2021 – ore 8.00: Mi confermano che verrà ricoverata al reparto Covid e che di conseguenza io devo restare in quarantena domiciliare per 10 giorni e poi fare il tampone.

Va da sè che devo chiudere l’azienda e mettere il dipendente in ferie, tranne un paio di giorni nei quali con la collaborazione di una persona esterna restiamo aperti per far partire i materiali pronti.

Domenica 21 febbraio 2021: Alla mattina presto mi chiama mio padre per dirmi che la mamma è mancata, per una crisi respiratoria. Quando è arrivato il 112, di fatto era appena spirata. Una mazzata inaspettata, per me, per tutti.

Il giorno dopo tampone per mio padre, positivo, quindi quarantena anche per lui, che per alcuni giorni resta da solo, in attesa che riesca a trovare chi è disponibile ad inviare un badante a casa di un positivo, seppur asintomatico.

100 telefonate in 2 giorni per me, solo a casa, in quarantena, per organizzare a distanza il funerale al quale nè io nè mio padre possiamo andare.

Ci saranno pochi amici di famiglia ed una cugina, ma tutti gli altri parenti rimasti, pochi, preferiscono astenersi.

Tra le condoglianze, la gestione del lavoro quando possibile, gli aggiornamenti su Rok e via dicendo telefono così tanto che perdo la voce ed infine il vecchio telefono si è stressato come me e decide di dare segnali di cedimento al punto che ho dovuto sostituirlo…

Rok ha passato brutte giornate, alcune critiche, tanta sofferenza, sia fisica sia emotiva, un’emergenza notturna, paura di morire ed ossigeno con la mascherina prima, poi giorni con il casco, poi i “naselli”, poi ancora il casco ed infine ancora la mascherina.

Dopo 26 giorni è stata trasferita in un altro ospedale, per i malati subacuti in via di guarigione.

In 23 anni non siamo mai stati separati per oltre 7 giorni ed anche quella volta era in ospedale, se non fosse che questa volta, come ha detto lei, “ho rischiato la buccia” ed è rimasta per oltre 20 giorni nella lista di quelli a rischio rianimazione.

Sospiro…

Gli #egoistisenzacervello dovrebbero provare in prima persona quello che abbiamo passato, che siano la sofferenza e la paura di Rok, o la mia attesa quotidiana di una telefonata da parte dei medici; forse capirebbero che nessun aperitivo in compagnia vale più della “buccia” di un familiare ma neanche di un estraneo.

Rok è tornata a casa il 21 marzo 2021, a metà mattinata.

In calce alle lettera di dimissioni la scritta che “il paziente può rientrare nella collettività”, ma dato che ci sono stati altri usciti da quell’ospedale con le stessa dicitura, ma ancora positivi nonostante la lunga degenza e che hanno poi infettato tutta la famiglia, preferiamo adottare il principio della precauzionalità.

E quindi tra qualche giorno farà il tampone molecolare a domicilio (130 €) in modo da poter essere sicuri al 100%.

Il medico di mio padre diceva che e’ vergognoso non farle il tampone. Una D.ssa amica di famiglia e’ rimasta basita.

La psicologa di Rok, che con un impegno umano che supera la professionalità, (Grazie, di cuore) ha supportato lei, me e persino mio padre con delle video-sedute, mi diceva che “bisogna lavorare un botto, anche contro voglia, perché dobbiamo aiutarci da soli finché possiamo; è una lotta contro i mulini a vento.”

Volendo dirla tutta, sia io sia mio padre, entrambi in quarantena a suo tempo, siamo stati abbandonati dall’Ast ed alla fine abbiamo fatto il tampone a pagamento, a domicilio.

Rok è uscita dall’ospedale e si replica, i soldi non li raccogliamo sugli alberi, però abbiamo potuto affrontare la spesa, tuttavia è logico pensare a chi non puo’ permettersi di pagare.

Vien anche da chiedersi perche’ in genere il tampone d’uscita lo facciano sempre a chi esce dopo una degenza, quale che sia la patologia, cosa questa confermata da amici lombardi, emiliani e toscani.

La domanda di fondo resta:

Non e’ meglio un tampone per eccesso di prudenza piuttosto che fare uscire un positivo “a sua insaputa”?

Non avete più soldi da spendere? Mi sta bene.

Dite ai pazienti che secondo voi sono negativi, ma se vogliono la certezza possono fare il tampone a 70 € (prezzo che si paga nel mio comune in un centro convenzionato).

Di cose da dire ad integrazione di quanto già scritto, ce ne sarebbero parecchie; forse arriverà più avanti il momento per approfondire il discorso … o forse no…

(Aggiornamento del 24 marzo 2021: Il tampone di Rok è positivo, per cui quarantena, ansia e mille problemi; se finissi in quarantena anch’io nonostante non ci siano stati rapporti stretti, a livello lavorativo sarebbe un disastro.

Per il Ministero della Salute il protocollo usato dall’ospedale di Magenta sarà anche giusto, perchè la dicitura “riammessa in comunità perché superati tot giorni …” è corretta. Ma risulta in contrapposizione con l’etica sociale di buona condotta che dovrebbe diffondere protezione da un virus che sappiamo essere letale, ma poi si capisce che non lo è abbastanza da fare un tampone in più di guarigione a chi ha rischiato la vita e poi si è ripreso.

Come cittadini non ci sentiamo affatto tutelati da una simile gestione del rischio di una malattia che ha causato oltre 100.000 morti e tanta sofferenza a chi è tornato a casa, pur profondamente segnato dall’esperienza vissuta.)

21 marzo 2021, pomeriggio/sera: 1° giorno a casa di Rok, dopo 29 giorni di ospedale.

E le ho dovuto dire quello che per mia decisione, supportata dai medici e da mio padre, le avevo taciuto ovvero della scomparsa di mia mamma, alla quale era molto legata, e della quale mi chiedeva spesso equando mi telefonava chiedendo dei miei, era lacerante fingere che la mia mamma ci fosse ancora.

Dirglielo è stato doloroso, sentirselo dire è stato doloroso, ma fino a quel momento non avevo potuto vivere appieno la perdita e finalmente ho potuto piangere insieme a mia moglie, esternando con un fiume di lacrime tutto quello che abbiamo passato, a livello familiare.

Ho avuto anch’io qualche problema, sino ad arrivare ad un crollo psicofisico da stress, ma il medico di base di mio padre, del quale mi fido più del mio, ha risolto velocemente.

Nulla di quello che ho passato io, per quanto lacerante, può essere paragonabile al percorso di Rok, sebbene lei ieri abbia detto il contrario, sentendosi in colpa per le chiacchiere che faceva la sera quando poteva chiamarmi, ma in realtà entrambi abbiamo vissuto un mese tremendo ed ognuno di noi ha resistito trovando la forza nel legame fortissimo che ci unisce.

Lei piange all’idea del mio tono scherzoso al telefono, per tenerla su di morale, mentre passavo un inferno emotivo, io piango scoprendo solo ora momenti drammatici che mi ha taciuto per non preoccuparmi oltre.

Entrambi volevamo con tutte le nostre forze riunirci a casa. E’ successo, anche se per alcuni giorni dobbiamo vivere distanziati in casa, visto che all’ospedale di Abbiategrasso non ritengono utile fare il tampone d’uscita, come fanno nella maggior parte degli ospedali.

A fatica, travolta dalle emozioni, è riuscita a telefonare a mio padre, poi nel pomeriggio una videochiamata più tranquilla ed a mio padre si sono illuminati gli occhi a vedere finalmente Rosanna a casa.

Le lacrime non sono finite, come è giusto che sia, ma resta vivido il ricordo di mia mamma e del fatto che tutti quelli che l’hanno conosciuta, la ricordano come una persona buona, gentile, sempre disponibile.

Rok sta tirando fuori il peso che la opprime…

Comincia ad affiorare la sofferenza vissuta in prima persona e quella altrui, la vicina di letto morta davanti ai suoi occhi, messa in un sacco nero e portata via, senza che i suoi cari potessero salutarla.

La voglia di abbracciarsi, spostata in attesa del tampone, dormire separati, disinfettare gli spazi comuni da usare ovviamente alternando la presenza, cucinare ognuno per sè … fastidioso, ma averla a casa, vederla, parlarle, sentire i suoi brevi momenti di affanno che passano velocemente, il suo sorriso reso invisibile dalla mascherina, ma che traspare degli occhi, non ha prezzo.

Bentornata, Amore mio…

Ultimo, ma non meno importante…

Ho potuto contare su una Rete di Amici ed anche di persone, alcune inaspettate che conoscevo appena, che mi ha sostenuto quotidianamente, chi a distanza e chi praticamente, ed ognuno di loro merita l’affetto e la stima che provo per loro.

Potrei citare decine di persone e ne dimenticherei sicuramente qualcuna e non sarebbe giusto.

Eleggo quindi a simbolo di queste Rete solidale la nipote Federica che non solo ha provveduto a me durante la quarantena, a distanza, e successivamente facendo il bucato con cadenza bisettimanale, ma ha fatto da fattorino per la zia andando in ospedale a giorni alterni.

Ieri mentre aspettavamo che la Rosanna uscisse, ho cercato di ringraziarla, perchè è stata veramente preziosa per noi, ma sono stato interrotto da un groppo in gola.

Arriverà il momento che riuscirò a dominare le emozioni ed a parlare serenamente, ma è ancora presto.

Non ultimo bisogna ringraziare medici e personale sanitario, anche se con alcune (forse troppe) eccezioni, tuttavia  la mela bacata la trovi in ogni settore e quindi resta valido quanto scritto a suo tempo: La riconoscenza non abita in questo Paese, ma #iostocongliinfermieri perchè…

19 commenti su “Quelle 48 ore che ti cambiano la vita …

  1. Manolo R.
    24 marzo 2021

    Paolo,

    sia io che mia moglie ci siamo commossi, non le dico altro..

    un caro saluto e in bocca al lupo per tutto

  2. Orietta
    24 marzo 2021

    Tremendo leggere quello che avete vissuto.

    Spero lo leggano in tanti affinché le persone riescano a comportarsi meglio.

  3. roberto pisano
    22 marzo 2021

    Un racconto toccante che lascia trasparire quanta forza e coraggio avete avuto per affrontare e vincere questa malattia. Un grazie per averla condivisa con me e con tanti altri. Vi faccio naturalmente i miei migliori auguri

  4. Antonello S.
    22 marzo 2021

    Caro Paolo, questa e’ una buona notizia, in mezzo a tante di negative.

    Tanti auguri alla sua signora, ed a lei.

  5. Elena BP
    22 marzo 2021

    spero che lo leggano in tanti…

    un abbraccio forte a tutti

  6. Barbara
    22 marzo 2021

    mi fa molto piacere ricevere questa notizia.

    Vedrà che piano piano ritroverete la vostra serenità.

  7. Marina R.
    22 marzo 2021

    Bellissima notizia, bentornata Rok!

    Chi non vive di persona l’esperienza non si immagina quanta sofferenza sia fisica sia psichica provichi questo maledetto covid. Ne avrete ancora per un po’ ma sono sicura che le vostre vite rifioriranno ancora più belle.

    Un caro saluto ed un forte abbraccio ad entrambi.

    Marina

  8. Noemi
    22 marzo 2021

    Che bella notizie Paolo. Sono contenta😊

    Da ciclista appassionata e praticante , la discesa sarà più gradevole della salita per quanto richieda ancora maggiore attenzione per le insidie che può nascondere la strada

    Buona vita e a presto

  9. Ramona M.
    22 marzo 2021

    mi fa piacere che sua moglie stia meglio.

    Le auguro di cuore che la ruota inizi a girare per il verso giusto anche se non sarà facile vista la perdita subita.

    Speriamo di sentirci con notizie sempre migliori e incoraggianti.

  10. Patrizia
    22 marzo 2021

    sono contenta che tutto si è risolto bene speriamo che questo maledetto Virus sparisca presto .

  11. Cristian
    22 marzo 2021

    Sono davvero contento per sua moglie 😊….

    Tenete duro ancora….il sole prima o poi salta sempre fuori!!

  12. Maddalena
    22 marzo 2021

    Buongiorno Paolo, bene una bella notizia!

    La cosa importante è tenere alte le vibrazioni e non cedere mai alla paura che è una delle prime responsabili di tutto ciò.

    Le rinnovo sempre i miei più sinceri auguri.

  13. Ele di Milano
    22 marzo 2021

    Finalmente la luce. .nel dolore, grande e profondo, per la perdita della tua mamma hai ritrovato la tua compagna della vita…abbracciala, abbracciala sempre…🌹❣️

  14. Ramona
    22 marzo 2021

    Ne avete passate tante, ma l’importante è che lei ora sia a casa ❤️ un abbraccio ad entrambi, sperando che prima o poi ci si possa abbracciare sul serio…

  15. Lilli
    22 marzo 2021

    Paolo buongiorno sono felicissima per te…anzi per voi. Perche nonostante tutto il dolore vissuto e che ancora state vivendo ora non sei più solo finalmente hai Rok con te e tutto sarà più lieve. Un caro abbraccio. Buona giornata

  16. IlPrincipeBrutto
    22 marzo 2021

    Le mie condoglianze per la perdita della mamma, resa ancora piu’ traumatica dalle circostanze al contorno.
    I miei migliori auguri per una guarigione completa, e magari anche rapida, sia a Rok che a te.
    .
    IPB

  17. Andrea P.
    22 marzo 2021

    Il tuo racconto è un pugno nello stomaco.

    Forza!

  18. Marina
    22 marzo 2021

    È un racconto molto commovente che ho vissuto un po’ “per osmosi” pensando a quanto tu e Rok siete legati ( e quanto sia io affezionata alla tua famiglia).

    La botta è veramente difficile da assorbire, ci vorrà tempo. Per ora sappi che hai e avrai sempre un pensiero affettuoso da parte mia che ti ( e vi) accompagna.

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