“Si trattano le regole come fossero sempre delle punizioni messe lì a creare problemi o limitare la libertà personale. Non nego che qualche volta ciò accada, ma è ancor più vero che, diversamente, le regole, unite al buon senso, ci permettono di difendere i nostri diritti e la nostra vita.”
Sono 77 le segnalazioni trasmesse questa settimana (settimana 24) dal sistema di allerta comunitario (Rasff). Tra queste, 10 sono state inviate dal Ministero della Salute.
L’elenco italiano si apre con una allerta per la presenza di mercurio in un lotto di squalo mako (Isurus oxyrinchus) surgelato proveniente dalla Spagna.
Sono 3 i respingimenti alle frontiere effettuati dalle autorità italiane: farina di cocco contaminata da Salmonella spp. importata dallo Sri Lanka, olio di senape dal Bangladesh per contenuto troppo elevato di acido erucico (45,2%) e migrazione di cadmio, piombo e rame da caffettiere in alluminio cinesi.
Le notifiche di informazione (che non implicano un intervento urgente ) riguardano invece: aflatossine in arachidi dal Brasile, mercurio in lombi di pesce spada refrigerati provenienti dal Cile, virus dell’epatite A in insalata iceberg ungherese, ancora mercurio in tonno a pinna gialla refrigerato proveniente dalla Spagna, contenuto troppo elevato di solfiti (160 mg / kg – ppm) in gamberi cotti (Penaeus vannamei) dalla Francia e micotossine (fumonisine) in pop corn dall’Argentina.
Per quanto riguarda infine i prodotti italiani esportati in altri paesi una allerta delle autorità francesi segnala la presenza di Listeria monocytogenes in un lotto di gorgonzola.
In un futuro molto simile al nostro presente, l’Italia è governata dalla Rete dei Volenterosi: un non-partito nato su Internet che ha vinto le elezioni promettendo una democrazia diretta, onesta e trasparente grazie al web. Leonardo e Camilla sono giovani e laureati, e in quell’Italia vogliono costruirsi una vita.
Hanno votato entrambi per quel movimento; lui ha appena vinto un concorso come ricercatore universitario di Economia, e lei, dopo la laurea in Legge, lavora nel sociale. Sono da poco sposati, contano di comprare un appartamento insieme. Ma, quando viene varata una legge che impedisce il pignoramento della prima casa, si rendono conto di non poterselo permettere: le banche ormai concedono mutui solo a tassi altissimi.
Così Leonardo ha un’idea e, tramite un accorgimento, riesce a ottenere un tasso agevolato. È un’operazione del tutto legale; Leonardo e Camilla la condividono sul forum del movimento, trovando numerosi consensi. Ma ben presto fraintendimenti e rigidità ideologiche trasformano la vicenda in uno scandalo, complici l’elezione di Camilla al consiglio comunale di Milano e certi sfortunati commenti online di Leonardo.
Fra invidie, travisamenti e dubbi legittimi, una piccola polemica diventa una valanga, e Camilla e Leonardo si trovano a fronteggiare la mentalità dell’alveare: una rete in cui tutti indagano, tutti accusano, tutti giudicano, e quasi nessuno ascolta prima di condannare.
Alcuni giorni fa stavo attraversando la strada, sulle strisce pedonali, ed ho provveduto a verificare che non vi fossero auto in arrivo, se non fosse che mentre ero a metà del percorso, un’auto guidata da una signora (impegnata in una conversazione con il passeggero) è arrivata in velocità ed ha svoltato senza neanche guardare.
Ho evitato di essere investito (non ha neanche frenato) solo perchè ho percepito il suo arrivo ed ho girato la testa al momento giusto, fermandomi e vedendo perciò l’auto sfilarmi davanti, a meno di una spanna.
Inutile dire che al mio insulto liberatorio, con gestaccio, non è seguito neanche un cenno di scuse da parte della donna.
Ho scritto molti post in merito, sono molto critico con i comportamenti di molti pedonie nello stesso modo, conscio del fatto che quando scendo dall’auto mi trasformo in pedone, lo sono anche con gli automobilisti che hanno uno stile di guida così aggressivo da portarli, ad esempio, a sorpassare l’auto che si ferma alle strisce, senza neanche prendere in considerazione che si troveranno davanti un pedone.
Sempre che la velocità, abbinata alla distrazione tipica (vedi: cellulare alla guida) non causi un tamponamento assolutamente evitabile.
Ironico il fatto che lo scorso anno abbia dato spazio a questa Campagna e, nel post scritto in proposito, raccontassi un quasi investimento avvenuto pochi giorni prima.
Casualità? Sono sfortunato?
Forse la verità sta nel fatto che capita a tutti, più volte in un anno, di scampare alla cattiva condotta di guida altrui.
Resta il fatto che a prescindere da poche fatalità o incidenti inevitabili, la soluzione siamo Noi ed i nostri comportamenti.
Scrivono sul sito di Siamo tutti pedoni: Nelle città italiane si registra il 43% delle vittime della strada, contro una media europea del 34%. Il 42% dei morti in città è un pedone o un ciclista. 7.000 morti e oltre 200.000 feriti in dieci anni: sono i dati impietosi sulle tragedie che coinvolgono i pedoni.
Numeri impressionanti, resi ancora più drammatici dalle invalidità permanenti riportate dalle vittime della strada. Questa immagine terribile si fa ancora più nitida se si pensa che il 30% dei pedoni perde la vita mentre attraversa sulle striscee oltre il 50% delle vittime ha più di 65 anni. Una media di quasi due morti e trenta feriti al giorno, una strage sostanzialmente rimossa dalla coscienza collettiva.
Clicca QUIper scaricare il libretto (f.to 10×15 cm, 32 pagine a colori) che ha come filo conduttore l’ironia delle più importanti matite italiane che con le loro vignette, oltre a strappare sorrisi amari, invitano chi guida alla riflessione e all’adozione di comportamenti più responsabili sulle strade. Insieme alle vignette, foto di personaggi con messaggi, testi letterari e scientifici.
E così anche questo governo lancia il suo bravo decreto-legge sulle semplificazioni. Visto che nel testo ci sono anche altri argomenti e – soprattutto – che non passa anno senza che si vari tra gli squilli di tromba un provvedimento semplificatorio, per “battezzare mediaticamente” questo decreto si è rispolverata un’espressione dei tempi d’oro del berlusconismo: il fare.
Fare ironia viene spontaneo a tutti, ma qui c’è semplicemente da chiedersi come mai continuiamo a semplificare senza cavare sostanzialmente un ragno dal buco.
Un barlume di risposta ce lo può dare la storia di una signora belga innamorata del nostro Paese, che ha deciso di venire a vivere proprio qui, sfidando anche la pessima fama dell’Italia.
Sentite come l’abbiamo “premiata” quando è venuto il momento di immatricolare la sua auto in Italia.
La sventurata ha visto fermarsi la sua praticaall’ufficio provinciale della Motorizzazione per due-mesi-due: luglio e agosto dello scorso anno.
Il motivo? Semplice: il funzionario era in ferie.
Non dobbiamo cedere alle facili demagogie, secondo le quali bisognerebbe abolire la borbonica prassi della nazionalizzazione dei veicoli che hanno targa comunitaria: le truffe e le irregolarità che riguardano furti, evasioni fiscali e danni da incidenti sono all’ordine del giorno e per ora si possono scoprire solo durante la pratica di nazionalizzazione, che è molto delicata e richiede effettivamente funzionari specializzati come che la povera signora belga ha trovato in ferie (speriamo che in futuro venga dato un ruolo anche ai periti assicurativi, che proprio in questi giorni hanno fatto il loro congresso nazionale proponendo anche uno scambio dati tra i colleghi dei vari Paesi per contrastare le frodi, anche perché con l’aria che tira nella rc auto per quelli di loro che sono davvero tanto professionali da poter contraddire le compagnie c’è sempre meno spazio).
Ma non dobbiamo nemmeno cedere al piagnisteo delle pubbliche amministrazioni, secondo le quali se stiamo messi così male la colpa è dei continui tagli dei fondi e del fatto che nei decenni passati sono state assunte tante persone “non tanto capaci” da potergli ora affidare compiti delicati come la nazionalizzazione.
Il punto è che bisogna prendere la realtà per com’è e regolarsi di conseguenza. Dunque, è vero che ci sono i tagli. Ma è altrettanto vero che….
Con la crisi, praticamente è rimasta una sola cosa di cui fabbricanti d’auto, commentatori del mercato e giornalisti di settore possono compiacersi: l’andamento controcorrente dei modelli “crossover”, suv o comunque poco convenzionali. Il loro successo viene generalmente spiegato con il fatto che chi ha ancora soldi per comprarsi un’auto vuole qualcosa di diverso rispetto alle solite berline, station, monovolume e coupé.
Non ho motivo di dubitarne, ma mi permetto sommessamente di far notare che c’è un altro motivo, che peraltro c’è poco interesse a tirare fuori: l’impossibilità di capire che cosa si sta davvero comprando, per una crescente mancanza nell’offerta di confronti tra modelli della stessa casa che potrebbero tranquillamente essere considerati concorrenti e invece, come per magia, vengono presentati come molto diversi.
Mi spiego con l’esempio del momento.
State tutti vedendo quanti modelli carini stanno sfornando Renault e Peugeot sulla base delle loro ultime utilitarie, Clio e 208: la crescente modularità dei pianali (anche di essa si parla molto negli ultimi anni) consente di ricavare delle mini-station (per la Clio, mentre la Peugeot è uscita da questo mercato) e, soprattutto, mini-Suv (lo farà anche la Fiat con la 500X) e versioni rialzate (in competizione con la Ford B-Max e la 500L).
Ma ci siamo mai chiesti se l’esborso supplementare richiesto rispetto all’utilitaria capostipite della famiglia valga davvero la pena?
Non è facile farsi venire in mente questa domanda, quindi un aiuto dovrebbe venire soprattutto dalla stampa specializzata.
Che dovrebbe mettere a confronto le varie versioniderivate per spiegare quanto spazio per persone e cose si guadagna davvero con quelle rialzate, quanto aumentano i consumi e quanto peggiora (se davvero peggiora) l’handling.
Invece nulla:quei pochi confronti che si fanno (quando si fanno) seguono il vecchio schema del paragone tra dirette concorrenti di marche diverse.
Distrazione o volontà suggerita dal comportamento dei costruttori?
°°°
Nota di Paoblog:Su Quattroruote ho letto recentemente la prova di una di queste vetture ed alla voce consumi trovo sempre dei risultati (quelli veri) che mi lasciano un pò lì; d’accordo che le norme sulla sicurezza impongono magari pesi maggiori, tuttavia sembra che alla voce Consumi vi siano solo peggioramenti.
Notevole poi che leggendo il testo spesso si legga di consumi appena accettabili se non alti, e poi quando arrivi alla classifica con le stellette, non si vada mai sotto le 3*** ed anche il commento diventa più benevolo.
Nel quotidiano evito l’acquisto di acqua in bottiglia di plastica, ed infatti bevo quella del rubinetto, tuttavia qualche volta è necessario, per esigenze particolari; nei giorni scorsi ho acquistato una confezione di Acqua Levissima da 33 cl. ed ho notato che sul retro della bottiglietta è presente un Quiz destinato ai bambini e finalizzato ad educarli ad un corretto smaltimento (e riciclo) dei rifiuti.
un articolo di Valeria Torrazza che leggo su Il Fatto Alimentare
In estate si guardano con più attenzione i prodotti pronti facili da mangiare come Fruttime, il nuovo snack lanciato da Noberasco, presentato come la “frutta al cubo”. Si tratta di cubetti di prugne, albicocche, pere o frutti rossi disidratati, confezionati in doypack (termine inglese usato per indicare il sacchetto richiudibile).
Il formato è davvero piccolo, 30 grammi che convertiti in frutta fresca equivalgono a quattro albicocche, quattro prugne, oppure a due pere, e per i frutti rossi a un mix di cinque fragole, dieci mirtilli rossi e cinque neri. L’altra curiosità è che Fruttime o viene esposto nel reparto ortofrutta.
Osservando con attenzione il prodottosi scopre che la frutta nel sacchetto ha un aspetto morbido, non ha conservanti (tranne le due varianti alla pera e all’albicocca corrette con anidride solforosa dichiarata in etichetta come antiossidante), non contiene zuccheri aggiunti e coloranti.
Siamo di fronte a uno snack pensato per una mini pausa sul lavoro o come merenda a base di frutta, che si presenta con un’immagine molto salutistica e accattivante. L’aspetto è quello di uno snack disidratato e pressato a forma di cubetti, un po’ come le caramelle.
La perplessità maggiore riguarda il prezzo: una confezione costa quasi 2 euro e apparentemente si tratta di un importo a ccettabile, ma facendo qualche calcolo si scopre che lo snack costa 66,00 euro/kg!
L’apporto calorico dipende dalla quantità di zuccheri presente nella frutta di partenza. I valori passano dalle 58 kcal per una confezione di cubetti di prugna alle 98 kcal per i cubetti a base di frutti rossi.
L’ultima segnalazione riguarda le immagini sulla confezione che non corrispondono a quelle reali. Aprendo il sacchetto si nota un colore meno vivace e anche una forma meno delineata.