Sono pochi quelli che conoscono la storia ed il valore di questo immenso chitarrista inglese, classe ’44.
Sono state le sue scelte ed i suoi famosi colpi di testa (si dice che, ingaggiato dagli Stones, abbia fatto fagotto dopo tre ore di convivenza con Jagger e Richards che poi presero Ron Wood) a relegarlo nel limbo dei “grandi per gli addetti ai lavori”.
Per la critica Beck è sullo stesso piano (per molti un gradino sopra) degli altri due grandissimi chitarristi inglesi che imperversano nel mondo rock-blues fin dagli anni 60, vale a dire Jimmi Page ed Eric Clapton. Lo stesso Clapton venne sostituito da Beck negli Yardbirds e Beck venne prima accompagnato e poi sostituito da Page sempre nello stesso gruppo.
Negli anni successivi, mentre i due colleghi ebbero un successo planetario Beck si orientò verso un rock più vicino alla fusion affiancando alla attività col Jeff Beck Group quella di turnista di lusso, che con gli anni divenne preponderante.
Nonostante sia praticamente sconosciuto al grande pubblico è sempre citato dai chitarristi delle generazioni successive alla sua ed ha ottenuto decine di riconoscimenti da parte di riviste quali Guitar Player o Guitar Magazine.
Per chi volesse approfondire la conoscenza dello sterminato registro espressivo del vecchio leone consiglio “Amused to death” di Roger Waters.
Non faccio una lista di tutto quello che ha fatto in quarantacinque anni di musica e degli aneddoti che lo vedono protagonista, per questo c’è wikipedia, mi limito a scrivere che Jeff Beck è uno di quei personaggi che divide il pubblico in due: c’è la parte, preponderante, che non lo conosce affatto, e c’è invece chi lo conosce e lo ritiene inarrivabile.
Agli ultimi grammy Jeff Beck è stato premiato nella categoria chitarristi piazzandosi davanti al signor Steve Vai.
scusate se è poco, un vecchietto di sessantasei anni che viene preferito al più giovane virtuoso, il quale a sua volta meriterebbe più attenzione, ma recupererò in seguito.
Il solerte giornalista di Repubblica che ci racconta la serata però non se ne è accorto e cita Beck solo per la sua performance in commemorazione di Les Paul definendolo come ex divo del rock che si improvvisa chitarrista “lounge”.
Ora, io non ho capito se per l’autore dell’articolo Beck si stia improvvisando chitarrista o si stia improvvisando chitarrista “lounge” intendendo per questo un tipo definito di musica (quella che si sente nelle hall degli alberghi), il fatto però che lo definisca ex divo del rock tacendo la categoria per la quale è stato premiato mi fa venire il dubbio che non abbia la minima idea di che musicista abbia di fronte.
Dovrebbe essere ben chiaro però che uno come Beck, qualsiasi cosa debba suonare, se imbraccia una chitarra non si sta improvvisando un bel niente…caso mai sarebbe strano vederlo senza chitarra (che di solito è una Stratocaster e non una Le sPaul).
Peraltro devo anche essere grato a Repubblica perché fra le testate italiane è l’unica ad essersi accorta che nella notte dei Grammy Awards uno dei più influenti musicisti dell’ultimo mezzo secolo sia passato sul palco, gli altri riempiono lo spazio parlando piuttosto del cappello di Lady Gaga.
Peccato, perché la serata dei Grammy è pur sempre una serata di musica e visto che un sacco di intellettuali estremamente preparati sono a spasso, magari a scrivere di musica potevano mandarci qualcuno che sapesse che il pop non è nato con Britney Spears.
Eccovi comunque la performance di Beck agli awards.
Qui invece, abbiamo Beck con Waters, entrambi al massimo del loro splendore.
Attendo quanto prima opinioni da parte del mitico Opinionista su Steve Vai: un grandissimo!