Non entro nel merito specifico della vicenda visto che, per quanto tenda ad agire con buonsenso, e sebbene lavori in una micro azienda, sempre dall’altra parte della barricata sono, tuttavia trovo che le posizioni di rigidità assunte dalla Fiom, sebbene si basino sul principio della tutela dei lavoratori, siano fuori luogo in questo momento.
Non condivido neanche le posizioni della Confindustria che ovviamente tirano l’acqua al loro mulino. Se la Fiat oggi riesce ad imporre le sue richieste che, a prescindere da accordi e contratti esistenti, va da sè che domani ne beneficieranno anche loro. Per noi di imprese micro o medio piccole, è tutta un’altra storia.
Quando però sento parlare solo del ricatto nei confronti degli operai (o lavoratori dipendenti in genere) allora un pò mi girano, perchè in questi momenti di crisi, devastante, subiamo tutti dei ricatti che siamo costretti ad acettare se vogliamo restare sul mercato e, di conseguenza, tenere aperte le aziende e tutelando di conseguenza anche i lavoratori.
Nel momento in cui un cliente ti dice che vista la crisi si aspetta un prezzo più basso sennò non ti passa l’ordine, spesso sei costretto a cedere.
Quando di fronte ad un possibile ordine di una certa entità, sempre più rari oggigiorno, che ti darà ossigeno (ovvero soldi) per andare avanti, dopo che il cliente sempre paventando il rischio del concorrente con il prezzo più basso (si trova sempre quello che vende sottoprezzo) ti costringe a fare sconti e sei costretto a vendere con margini risicati, e quale ciliegina sulla torta ti viene richiesto (imposto) un pagamento a 90 giorni fine mese, magari con il ritiro ai primi giorni del mese, in modo che il pagamento reale diventi di 120 giorni, sei costretto a cedere. Ad un ricatto bello e buono.
Si vive bene così? Si lavora in maniera corretta? NO. Però sei costretto a cedere, sperando che arrivino tempi migliori che ti consentano di piantare alcuni paletti, ma resta il fatto che puoi vincere qualche battaglia, chi ha il coltello dalla parte del manico, vince la guerra.
Semplice, ingiusto, ma questo è il mondo.
Il che non vuol dire astenersi dal lottare (civilmente e legalmente) per cercare di cambiarlo.