I ladri di biciclette non sono un ricordo sbiadito di una vecchia pellicola di De Sica. Ci sono ancora, eccome. E ogni sabato si presentano in piazzale Cantore, a pochi metri dalla fiera di Sinigaglia, per vendere il bottino della settimana: mountain bike di ultima generazione, olandesi, da passeggio, da corsa.
Nuove e con il sellino ancora incellofanato. Ma anche di seconda scelta. Mai scassate. Prima o poi le «due ruote» passano di lì, ed entro sera si vendono tutte. Ma si possono trovare anche nei mercati dell’usato alla Comasina o a San Donato.
Non sente crisi il grande business delle bici usate. Rubate o dimenticate, a Milano spariscono oltre 10mila biciclette all’anno: più di 20 al giorno. La Fiab, sempre per le statistiche, dice quasi 400mila in tutta la Lombardia. Per un fatturato annuo dei ladri di oltre 20 milioni, considerando un valore di 50 euro a bici.
Buona parte ritornano in circolo, sul mercato. Altre finiscono smontate e impacchettate per la Romania. Le più belle e solo con marca italiana sbarcano a Kiev, tra i nuovi ricchi ucraini che pagano una Bianchi o una Legnano da passeggio, usata, anche 150 euro.
Una volta rubate vengono smontate e nascoste in locali alla periferia della città affittati da parenti degli autisti di pullmini dell’Est, e nel fine settimana caricate sui furgoni che partono da Cascina Gobba e fanno tappa veloce proprio sotto le loro case.
I pezzi vengono messi in borsoni con destinazione Kiev, dove la bici viene assemblata e venduta a cento euro (lo stipendio medio di un impiegato ucraino è di 300 euro). Possono finire anche a Chernivisi, Vinnitsa, Novoselycja, Bojane. Qui il prezzo si dimezza.
viaI ladri di biciclette non risentono della crisi economica – Milano.