Paoblog.net

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un incidente, gli automobilisti si fermano, ma…

Questa mattina siamo entrati in autostrada ad Arluno (MI), direzione Milano, ma poche decine di metri dopo ecco arrivare una persona a piedi che si sbraccia. Subito metto le 4 frecce e tiro giù il finestrino. Mi informa, con tono concitato, che c’è stato un incidente più avanti, in curva e c’è un’auto che ingombra la carreggiata.

Subito dopo arriva, sempre a piedi, un altro automobilista, molto spaventato per essersi trovato l’auto davanti, all’uscita del sottopasso che porta all’autostrada. E’ riuscito a fermarsi, ha fatto scendere la moglie facendola andare più avanti ed è tornato indietro per segnalare il pericolo a chi sopraggiunge.

Nessuno dei due indossava il giubbino ad alta visibilità e temo che non ci abbiano proprio pensato, causa lo spavento; so bene che per molti è difficile mantenere una certa freddezza, in certi frangenti.

La visibilità era buona, nonostante la pioggia, ma hanno dovuto percorrere un centinaio di metri e più nel sottopasso, hanno corso dei pericoli, ma vero è che hanno salvato la situazione, impedendo a tutte le auto che sopraggiungevano di dare il via ad un probabile tamponamento a catena.

Degno di nota che nonostante fossi fermo in mezzo alla strada, 4 frecce  accese, piede sul freno (per cui stop accesi) e ci fossero due persone sulla strada, il primo che arrivava dal casello dietro di me non abbia frenato che all’ultimo, quando i due pedoni hanno iniziato a sbracciarsi ancora.

Nel giro di pochi istanti si è formata una colonna di una decina di auto, tutte con le 4 frecce, ma naturalmente l’ultimo arrivato non ha capito nulla ed ha incominciato a strombazzare fino a che è partito un  Sta zitto, caxxo, non lo vedi che c’è un problema?

Ed ora arriviamo al nocciolo della questione. Una volta stabilito che quelli dietro non mi sarebbero passati sopra, ci siamo informati se c’erano feriti, avendo una risposta negativa. Al che i due a piedi hanno cominciato a dire: dobbiamo chiamare soccorso, chiamiamo i carabinieri, dobbiamo chiamare, ma si gingillavano con il cellulare senza riuscire a fare la chiamata.

Io ho recuperato il mio telefono (non usandolo in auto, non è mai sottomano) ed ho detto: i carabinieri no, in autostrada serve la stradale, la chiamo io (cosa giusta aver memorizzato il numero della Stradale di Magenta). Dopo una decina di squilli hanno risposto ed ho spiegato al meglio l’accaduto, per quel che ne sapevo ed hanno detto che avrebbero mandato una pattuglia.

Successivamente chi è stato coinvolto nell’incidente è riuscito a far accostare le auto in modo da permettere il transito. La dinamica dell’incidente non la conosco.

Si parla da tempo di un numero unico europeo soccorso, ma in Italia ancora non c’è. Se ci fosse stato, sarebbe stato più facile districarsi, anche se in preda alla mancanza di lucidità a seguito di un incidente e dello spavento che segue, anche solo per i testimoni.

Ora dobbiamo pensare al 112 dei Carabinieri, al 118 per l’ambulanza, al 113 della Polizia oppure al 115 dei pompieri ed alla fine non sappiamo più chi chiamare. Io devo dire che questa mattina, se non avessi avuto il numero della Stradale, avrei chiamato il 113, ma resta il fatto che un numero unico da usare in qualsiasi evenienza o Paese, sarebbe utile.

Ed ecco cosa scrive oggi Maurizio Caprino sul suo Blog.

Le sperimentazioni non sono servite: la Commissione Ue vuole multare l’Italia per non aver ancora attivato compiutamente il servizio di localizzazione delle chiamate di emergenza.

Ne ha dato notizia l’Associazione nazionale polizia locale (https://sites.google.com/site/assoanpol/focus-2/numerounicoeuropeo112perleemergenzel%E2%80%99italiaancorainritardo).

In pratica, ci sono ancora da mettere a regime un numero unico di emergenza (sarà il 112) e un sistema in grado di rivelare alla centrale operativa da dove proviene una chiamata, cosa fondamentale ora che c’è libertà di movimento in tutta Europa e quindi è frequente che un cittadino si trovi in un Paese diverso dal suo, dove potrebbe avere difficoltà a chiedere aiuto e spiegare dove si trova.

Per quanto ne so io, non è che l’Italia se ne sia stata con le mani in mano. C’è gente che ha lavorato duro per mettere su un sistema e la localizzazione è diventato uno dei pallini della Polizia stradale.

Tanto che a settembre è stato chiesto ai gestori autostradali (che forniscono le vetture ai reparti in servizio sulla loro rete) di installare sui mezzi lo Scout, sistema telematico completo di telecamera che consente tra l’altro di georeferenziare la pattuglia e che hanno già molte auto che vigilano sulle strade ordinarie.

Lo Scout consente di individuare subito un luogo in cui gli agenti intervengono o comunque di “interesse” (per esempio, se c’è un segnale errato, un cartello pubblicitario abusivo, un guard-rail da sistemare eccetera).

Ma, soprattutto, consente di risolvere un problema increscioso: capitava (come in tutti i posti di lavoro) che ci siano agenti poco propensi a intervenire, che pur di “scaricare” l’incombenza su altri colleghi dichiaravano alla centrale di trovarsi in una posizione diversa da quella reale…

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 31 ottobre 2010 da in Il mondo dell'automobile (e non solo), Milano & Lombardia, Sicurezza stradale con tag , , , , .