Un senso di debolezza crescente, poi i dolori e l’impossibilità di continuare a lavorare. La CFS è un disturbo subdolo che, giorno dopo giorno, ruba la vita. Ma Valentina dice: “Non mi arrendo. E lotto per i diritti di quelli come me.”
Era una tipica serata ottobrina romana. In piedi, all’uscita del ristorante, Alessandro, il mio compagno, si attardava nei saluti. Tra baci e sorrisi a un tratto mi sono resa conto che il mio volto stava cambiando espressione e un senso di stordimento ha iniziato a invadere il mio corpo. Una strana forza di gravità mi attirava verso il basso, le mani hanno cominciato a sudare e facevo fatica a respirare. Pochi secondi, e poi il buio.
“Un semplice svenimento, niente di eccezionale”, ho pensato. Non avevo ancora idea che quel buio si stava radicando dentro di me e che avrei dovuto imparare a conviverci. Non saprei dire quando tutto ha avuto inizio e in realtà nessuno è in grado di definire con certezza tempi, cause o effetti precisi della mia malattia, la Sindrome da Stanchezza Cronica.
L’unica medicina contro questo disturbo è la consapevolezza. Consapevolezza dei propri limiti, del fatto che ogni sforzo, anche minimo, avrà una conseguenza sulla salute. Raramente ci si sofferma a pensare quanto sia importante il riposo per il corpo umano.
Quando ci si alza al mattino, ricaricati da una bella dormita, tutto viene naturale: vestirsi, fare il caffè, sbrigare piccole faccende di casa e poi andare dritti al lavoro.
Una volta era così anche per me.Oggi è come se le mie “batterie” segnassero sempre la scritta: capacità residua minima.
Ormai ho imparato a non stupirmi se mi sveglio come se avessi passato una notte in piedi in aeroporto, con i letti da rifare, la pila di piatti da lavare e il mio adorato Tito (il cane) che piagnucola triste perché vorrebbe giocare con me.
Cosa mi può succedere se non risparmio energie?
Sento le tempie pulsare, l’equilibrio che inizia a vacillare e velocemente mi accorgo che un dolore sordo inizia ad addentarmi le ossa.
Non c’è scampo per le mie giunture e così gomiti, ginocchia, scapole insorgono, e un formicolio si diffonde e si acuisce sempre più, finché piccole e dolorosissime schegge di vetro cominciano ad attraversare tutto il mio corpo.
A quel punto devo sdraiarmi, ma è troppo tardi:…
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