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“Living Things”: i Linkin Park tra suoni sperimentali e sonorità tradizionali

a cura di Francesco

Forse “Living Things”, il nuovo album dei Linkin Park, non sarà propriamente ricordato come un capolavoro né sarà, probabilmente, un cd che tra anni verrà frequentemente fatto girare nel lettore se non per riascoltare qualche singolo brano.

Non è, forse, un lavoro memorabile come “Hybrid Theory”, “Meteora” e “Minutes to Midnight”. Ma segna un’altra importante svolta nella discografia del sestetto californiano che, a dir la verità, ci ha sempre abituati a sorprese sonore tali da spaziare ad ampio raggio in un universo musicale alternativo e mai facile da catalogare.

La svolta artistica propria a “Living Things” è di quelle che lasciano contemporaneamente sorpresi e rassicurati. Perché questo album di inediti da studio si può definire una sorta di riassunto di tutta la carriera dei Linkin Park: pur continuando, infatti, nella innovativa ed elettronica strada sperimentale e d’atmosfera intrapresa con “A Thousand Suns” nel 2010, i sei di Los Angeles si e ci concedono più di un richiamo alle sonorità cariche di energia metal e hip hop proprie ai citati primi tre album, esaltando la spettacolare estensione vocale di Chester Bennington e l’intensità del rap di Mike Shinoda.

Il risultato complessivo è un album che offre diversi spunti, assai vario nello stile, ricco di sorprese nel suo procedere lungo le 12 tracce, con punte particolarmente cariche di energia e momenti dolcissimi più rilassanti.

L’esordio, con la prima traccia “Lost in the echo”, è un immediato ed esplosivo ritorno alle sonorità classiche dei primi album dei Linkin Park. Così come anche il primo singolo estratto, la trascinante e fascinosa “Burn it down”, e le altre prime tracce: “In my remains” e “Lies greed misery” fino alla bellissima “I’ll be gone” che sembra quasi uscita dall’album “Minutes to Midnight”.

Il sesto brano, “Castle of glass” (con “Lost in the echo” in predicato di essere il prossimo singolo estratto), è una sorpresa magnifica: in questo pezzo di coinvolgente atmosfera i Linkin Park mischiano abilmente le carte, creando un perfetto connubio tra (loro) tradizione e sperimentazione in cui una inedita ritmica decisamente folk-country è avvolta in un morbido tessuto elettronico che accompagna la coralità melodica e coinvolgente del cantato. Sorprendentemente magnifico!

Le sonorità folk devono essere state una gradita scoperta per i sei di Los Angeles: infatti, con piacevole sorpresa le ritroviamo anche nei due successivi brani. E se nella settima traccia, “Victimized”, sono un delicato tappeto iniziale che anticipa l’esplodere di sonorità decisamente rock-metal che accompagnano l’aggressività vocale assai estesa di Chester Bennington qui tornato a duettare, in un classico gioco modulare in perfetto “stile Linkin Park”, con il rap melodico-elettronico di Mike Shinoda, nel successivo brano, “Roads untravelled”, caratterizzano intensamente una struggente e dolcissima ballata.

Ascoltato il dodicesimo brano, “Powerless”, che con molta coinvolgente atmosfera chiude “Living Things”, possiamo, finalmente, scriverlo: bentornati Linkin Park.

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Questa voce è stata pubblicata il 6 luglio 2012 da in Cultura - Arte - Musica con tag , , , .