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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Sulla tariffa Rc auto pesa più l’uomo della macchina. E se l’uomo sente male?

di Maurizio Caprino

Ormai anche le assicurazioni lo sanno: oggi il rischio dipende più dal guidatore che dall’auto che guida. Lo diceva il buonsenso della gente: tanti, prima della legge Bersani del 2007, si chiedevano perché chi acquistava una seconda auto non potesse fruire della stessa classe di merito della prima, guidata da lui stesso.

Oggi le compagnie non solo sono costrette dalla legge Bersani a coprire per la Rc auto un’auto che si aggiunga in un nucleo familiare assegnandole la stessa classe della migliore auto di famiglia, ma differenziano poco le tariffe in base al modello: secondo un’indagine, danno ormai più peso ai fattori legati alla persona (età, sesso, professione, incidenti pregressi, punteggio sulla patente eccetera).

A occhio e croce, è giusto, anche se non esisterà mai un metodo perfetto per inquadrare tutte le situazioni. Ma così ci avviciniamo pericolosamente a un pentolone che sinora non si è voluto scoperchiare: le condizioni di salute e le caratteristiche fisiche di ogni persona.

Un pentolone in cui c’è di tutto. Dai problemi legati all’uso dei farmaci all’importanza di occhi, orecchie e nervi. Fino alla droga, al sonno e, talvolta, all’età.

Ne abbiamo già parlato, traendone la conclusione che ci vorrebbero requisiti e controlli ben più severi di oggi, ma poi il rischio sarebbe di lasciare a piedi troppe persone per un Paese che deve il suo sviluppo anche alla motorizzazione di massa (e scelte analoghe vengono fatte altrove, col risultato che poi si punta sui limiti di velocità per mondare tutto).

E ora arrivano dati allarmanti sul fronte della sordità.

Più esattamente, si parla di ipoacusia. Che significa avere un udito con qualche carenza, non sordità assoluta. E basta un deficit uditivo anche lieve per avere poi problemi alla guida, perché le auto di oggi sono…

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