Nei giorni scorsi leggevo delle restrizioni imposte in California al consumo dell’acqua, causa una pesante siccità che ha ridotto le scorte al lumicino.
Ho letto però che la mancanza d’acqua, è legata anche al consumo esagerato da parte delle società di fracking che, in cambio, hanno inquinato le falde acquifere.
Ed oggi leggo che:
Un diluvio di critiche ha investito la decisione del governo di tagliare i consumi di acqua del 25%, esentando però le aziende del fracking.
In California manca l’acqua per bere, ma non per il fracking. In piena siccità, la più grave a memoria d’uomo nel Paese, lo scorso anno le compagnie di petrolio e gas ne hanno impiegati 250 milioni di litri nelle operazioni di fratturazione idraulica.
A quei 250 milioni di litri “sprecati” nella trivellazione, si aggiungono intere riserve d’acqua potabile contaminate da benzene, toluene, etilbenzene, mercurio, bario, arsenico, cadmio, cromo, piombo e altre 700 sostanze chimiche (le stime sono dell’EPA).
Grazie al fracking, però, dai rubinetti esce il gas… un bel progresso.