
Io e Ubac, dieci anni d’amore
Una pubblicità sul giornale locale cambia la vita di Cédric: i cuccioli di un bovaro del bernese cercano casa. L’idea di allontanare la solitudine con un nuovo compagno lo attrae e diventa una certezza quando incontra il cucciolo dal ‘colletto azzurro’. Solo la ricerca del nome è un’avventura.
L’attesa è insopportabile, come quando due innamorati sono costretti a separarsi. Il suo arrivo è preparato con grande cura. Ubac, man mano che cresce, occupa, in ogni senso della parola, un posto sempre più essenziale nella vita del narratore.
Un legame unico, naturale, assoluto in grado di far riverberare la gioia, il dolore, gli istanti irripetibili che cristallizzano i rapporti e l’inesorabile scorrere del tempo che li trasforma in ricordi.
In alcune pagine, ci sembra di sentire l’odore tipico e riconoscibile del cane bagnato dalla pioggia, in quelle successive dimentichiamo persino che il protagonista sia lui e finiamo per assistere increduli e col cuore in gola allo stupefacente racconto della nostra stessa vita.
Caso editoriale in Francia acclamato da critica e lettori, è un libro ironico e commovente sugli incontri inattesi che ci regala il destino e che diventano legami indissolubili in grado di rivelarci chi siamo e quale sia la nostra idea del mondo e dell’amore.
Opinione personale: Mi mancano poche decine di pagine per finire il libro, ma ormai sono arrivato al punto in cui Ubac è morto e quindi anche se non ho pianto, contrariamente a quanto pensavo, la stretta al cuore è arrivata.
L’autore è stato rispettoso nei confronti di Ubac (e del lettore) evitando di “sfruttare” la morte di Ubac per commuovere il lettore ovvero invece che raccontare per filo e per segno il suo decadimento fisico per la vecchiaia e problemi di salute correlati, sino ad arrivare all’inevitabile finale, ha scritto una riga annunciando la morte di Ubac e solo dopo ha raccontato i suoi ultimi mesi.
La mazzata emotiva quindi è arrivata di colpo, con quella riga che speravi di leggere per ultima, ma che sapevi sarebbe arrivata. Si sa, lo so, e quando guardo Martin e penso che prima o poi succederà, mi si stringe il cuore e non so come riuscirò a gestirla.
A dirla tutta io da ventenne avevo già avuto un cane, una femmina di pastore tedesco trovata abbandonata e maltrattata alla fine di agosto e che è vissuta con noi 6 anni, prima di essere costretto a portarla dal veterinario per evitarle ulteriori giorni o settimane di inutili sofferenze.
E quindi entrare con un amico peloso molto sofferente, farlo sdraiare sul lettino, tenergli la zampa, guardandolo negli occhi mentre si addormenta, il respiro si fa più lento e lui/lei non c’è più, non fisicamente … sono emozioni violente che ben conosco, ma è anche un gesto di amore estremo che passa attraverso una doppia sofferenza, per la perdita e per essere stato tu a tenergli la mano, ops, la zampa mentre lasciava la vita.
Sono convinto che Bella sapesse di essere alla fine ed abbia apprezzato di andarsene guardandosi negli occhi, toccandosi come mille volte abbiamo fatto in quei 6 bellissimi anni insieme.
Questo dolore straziante è quello che per anni mi ha fatto dire No alla richiesta di Erre di avere un cane; ora che c’è, saranno 4 anni a settembre, lo ama con tutta sé stessa ed ogni tanto con gli occhi lucidi mi chiede “come faremo quando non ci sarà più?”
Comunque sia, come scrivevo giorni fa, dopo aver letto la prefazione e, in quel caso, trovarmi con gli occhi umidi: Sapevo di inguaiarmi comprando quel libro…
Nella sinossi leggo che è un libro ironico e commovente, io però lo definirei sincero e profondo, per come Cedric riesce a mostrare al meglio il legame che si instaura fra un cane ed il suo amico umano, che definirlo “padrone” è svilente per entrambi; il padrone è quello che maltratta il suo cane, perchè lo considera poco più di un oggetto, di certo non essere vivente con emozioni, sentimenti e via dicendo.
Per ogni umano il suo peloso è speciale, ma leggendo di Ubac realizzi che i loro comportamenti sono innati il che non li rende normali, restano “persone non umane” meravigliose.
Leggendo le dinamiche che si sono create con Ubac, ho rivisto appieno me e Martin ed anche Erre che è andata a prenderlo dopo un viaggio in auto, lo ha visto ed in quel momento ha capito che il suo cuore era perso per sempre, ed infatti…
Quando Martin è arrivato a casa, era piccolo e giustamente disorientato e quindi non mangiava. Mi piaceva, faceva tenerezza, gli volevo già bene, però mancava qualle scintilla che è arrivata il giorno dopo quando ho messo delle crocchette sul palmo della mano ed ho atteso che facesse lui il primo passo e quando mi ha guardato, per poi cominciare a mangiare l’emozione mi ha bagnato gli occhi ed in quell’istante esatto è nato l’amore assoluto per lui. Reciproco, peraltro … ❤️
La vignetta che segue è calzante, ma riduttiva, in quanto Martin dorme appoggiato a me con la testa sul cuscino, guancia a guancia e talvolta pure abbracciati.

Va da sè che al libro, nella mia Classifica personale, gli assegno un Ottimo (5* su Kobo).
E mentre scrivo questa opinione, seduto al tavolo in salotto, Martin e seduto accanto a me oppure sdraiato sulle mie gambe, ogni tanto mi dà una leccata, io un bacio sulla testa…
