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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Quasi in esclusiva: Intervista al Grande Caffeino

A cura di Da-Per (Social Media Manager)

Pubblicato su gentile concessione della rivista «Vague»

L’astro nascente della Latteomanzia

A tu per tu con il Grande Caffeino

Di Ylenia Gattazzo

Era quel momento del giorno in cui la luce dei lampioni battagliava con il sole basso all’orizzonte. C’era ancora poca gente in giro per le strade.

Solo una massiccia porta in legno mi separava dal tepore della caffetteria. La spinsi e subito fui accolta dal tintinnio d’una campanella d’altri tempi. Aspirai il buon aroma di caffè e cioccolato che si spandeva nell’aria.

“È arrivato?”

La barista si limitò a un cenno del capo, prima di tornare a spolverare un bancone già lucidissimo. Ne seguii il movimento e alla fine lo vidi al tavolino d’angolo, chino sul portatile aperto.

D’un tratto si portò alle labbra la tazza fumante di cappuccino, senza smettere di fissare lo schermo luminoso.

Mi avvicinai con un po’ di timore. “Il Grande Caffeino, suppongo”.

Il cucchiaino colpì due volte il bordo della tazzina. Fissai in silenzio le bolle che danzavano e scoppiettavano nel liquido scuro.

“Per una scettica, sta eseguendo il rituale alla perfezione”.

Sobbalzai. Il Caffeino mi sorrise, indicando il caffè.

Lo sospinsi con un dito verso di lui. “Cosa vede?”

Vedo che vorrebbe essere altrove, ma c’è un capo esigente e… una situazione a cui non era preparata”.

Aggrottai le sopracciglia, diffidente.

“Sperava” continuò “di trovarsi davanti qualcuno da liquidare in quattro e quattr’otto. Invece… eccomi qua!” Fece un gesto vago con la mano. “Niente di speciale: due braccia, due gambe e due occhi. Proprio come lei”.

Abbassò il tono con aria da cospiratore. “Se però preferisce un tocco di teatralità, posso sempre recuperare dall’auto turbante e mantello d’ordinanza”.

Lo squadrai, poco convinta. “E tutto questo l’ha letto nella schiuma?”

“No” ammise serafico. “Nel modo in cui ha fatto tintinnare il cucchiaino”.

Distolsi lo sguardo imbarazzata, fingendo di scorrere il taccuino in cerca di una pagina intonsa che già mi aspettava in silenzio.

“Carta e penna nell’era del digitale. Davvero?!”

Digital detox” spiegai. “Mi aiuta a concentrarmi. Inoltre…” aggiunsi sottovoce “ho qualche difficoltà con i touch-screen”.

Scoppiò a ridere. “Un mio amico darebbe in escandescenze per tutti questi termini inglesi”.

Feci spallucce. “È un’intervista sulla lingua?”

Alzò le mani in segno di resa. “Ha perfettamente ragione, mi scusi”.

Chiuse il portatile con un colpo secco. “Spari”.

Inspirai a fondo e partii all’attacco.

“Prima mi ha dato una dimostrazione della lettura a freddo, un trucco spesso usato da sensitivi e mentalisti”.

Il Caffeino mi interruppe con l’indice alzato. “Non la definirei un trucco, bensì la quintessenza dello spirito d’osservazione. Per alcuni addirittura un’arte”.

“L’arte della sòla” bofonchiai.

Mi squadrò, leggermente infastidito. “Se avessi voluto truffarla, l’avrei avvertita di fare attenzione a chi ricompare dal suo passato”. I suoi occhi scuri ora sembravano scrutarmi l’anima. “E le avrei fatto pagare il responso”.

Touchée. “Quindi, oltre ai consulti gratuiti,” lo incalzai “in cosa si reputa diverso dagli altri veggenti?”

“Di solito si tende a instaurare un rapporto esclusivo con la propria divinazione” spiegò. “Io invece preferisco creare un legame con ciò che mi circonda: dal soggetto da vaticinare a chi prepara il caffè o alla clientela che in quel momento frequenta il locale”.

“Dunque nessun Dono concesso dall’alto?”

Scosse la testa. “Nessuno spirito guida che mi suggerisce le risposte, purtroppo”. Si picchiettò la fronte con un dito. “Il mio Dono sta tutto qui dentro.

“E ogni persona che incontro, ogni emozione che provo, ogni parola che leggo lo rafforzano”.

“Per questo i libri sono così importanti?” Controllai un attimo i vecchi appunti. “Laurea in ‘Scienze schiumantiche applicate’, Magistrale in ‘Arti divinatorie al bancone del bar’ e perfino un Master in ‘Psicologia dell’ineffabile’. Non credo di aver mai incontrato nessun altro che abbia studiato così tanto per leggere il futuro. Gente con meno scrupoli si sarebbe limitata a calarsi il turbante in testa e salire sul palcoscenico”.

“Io non sono…”

Lo bloccai. “Come gli altri, lo so. Eppure ha iniziato con la cartomanzia. Banale, no?”

“All’epoca ero giovane e un po’ incosciente, lo ammetto. La consideravo un innocuo passatempo con gli amici, finché le richieste non sono diventate pressanti. A volte addirittura imbarazzanti. Ho capito che non potevo continuare nell’inganno e me ne sono allontanato.

“Sentivo però che mi mancava qualcosa”.

“Così ha trovato il caffè”.

Annuì.

“Perché non fermarsi lì? La caffeomanzia è collaudata da secoli, ormai”.

“Non ero soddisfatto. C’era sempre un tassello fuori posto.

“Infine un giorno ecco l’ispirazione, come scesa dalle stelle, senza nessuna intermediazione: la lettura della schiuma! È più versatile, più dinamica: il caffè prima di essere bevuto sa di promessa, di potenzialità”.

Mordicchiai il cappuccio della penna, soprappensiero. “In pochi mesi la neonata latteomanzia è diventata una disciplina molto amata nel mondo dei social media, capace di raccogliere una forte comunità intorno a sé. Come vive questa recente popolarità?”

“Al momento mi limito a subirla, fuggirla quando posso”. Si strinse nelle spalle.

“Il motivo?”

“Non credo di meritarla” confessò con un sospiro. “Non sono né il creatore né il protagonista delle Letture, bensì un umile ‘tramite’ fra la vastità del cosmo e il suo parziale riflesso nella schiuma del cappuccino”.

Sollevai un sopracciglio. “Parziale?!”

Il Caffeino mi guardò con sufficienza. “Le stelle sono infinite, al contrario delle bolle nella tazza. Si dovrà pur perdere qualcosa nel passaggio, no?”

“Allora non è detto che si realizzi quanto pronosticato”.

“Questo dipende dal soggetto che chiede il vaticinio: è lui a decidere, in fin dei conti. Io mi limito a ‘leggere’ ciò che vedo”.

Voltai pagina. “Ultima domanda di rito: progetti per il futuro?”

Il Caffeino mi scoccò un’occhiata in tralice. “Arrivare sano e salvo alla fine di quest’intervista?!”

Chiusi il taccuino. “Non sono stata granché accomodante, temo”.

“No” sussurrò, aiutandomi a farmi largo tra gli avventori che ora affollavano la caffetteria. Non mi ero resa conto dello scorrere del tempo.

La porta si spalancò con l’ormai familiare scampanellio. “Ma mi sono divertito”.

Abbassò ancora di più voce. “E ora ho un’accolita in più”.

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Questa voce è stata pubblicata il 2 aprile 2026 da in Il Grande Caffeino con tag , , , , .