Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/
Stavolta qualche giornalista si è persino fatto i conti: di fronte alla tragedia pugliese di oggi pomeriggio (l’uscita di strada di un’utilitaria – nuovissima, se non ho visto male – guidata da un 74enne) hanno sommato il numero dei morti con quello dei feriti e concluso che su quella piccola auto viaggiavano in sei. Il messaggio sottinteso è più o meno questo: se fossero stati in cinque come da regola, non sarebbe andata così.
In effetti, senza voler offendere la memoria di nessuno, sembra che quella coinvolta nell’incidente fosse una famiglia-tipo di quelle italiane, con tutti i relativi pregi e difetti (tra questi ultimi, un’attenzione alla sicurezza stradale che è quel che è). Ma a me il problema pare un altro: in tv si è visto il guard-rail che, cedendo, ha fatto precipitare l’utilitaria nella campagna qualche metro più giù dell’asfalto e si nota che probabilmente anche quello è tipico delle strade italiane.
Cioè un modello vecchio, fatto per le vetture di quarant’anni fa, che pesavano la metà di quelle attuali. E forse anche montato in modo approssimativo: mi è parso che le immagini mostrassero paletti di sostegno abbattuti come se fossero stati piantati nella sabbia.
Come al solito, la controprova non l’avremo mai. Anche perché un urto contro un guard-rail moderno, adeguato e ben montato può anch’esso fare molto male agli occupanti del veicolo che lo subisce, soprattutto se non allacciano tutti le cinture.
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La lettera era infrattata nella pagina di posta dell’edizione lombarda di Quattroruote di questo mese. Ma era importante, perché il direttore esercizio dell’Anas chiariva che cosa voleva dire nell’intervista al Corriere della Sera che aveva indignato la Fondazione Guccione (sostanzialmente, il testo pubblicato lasciava intendere che le strade piene di buche e brutte curve sono sicure perché lì la gente va piano e sta attenta).
Dopo la smentita data all’epoca, indignata a sua volta, ora l’Anas ammette che i soldi per la manutenzione sono pochi, rivendicando solo il fatto che li sta utilizzando al meglio, secondo una strategia precisa e ben studiata.
Mi auguro che rientri in questa strategia l’assunzione di 15 persone che – come annunciato dalla stessa Anas (Scarica Assunzioni esperti in Relazioni Pubbliche) saranno destinate a diventare esperte anche di comunicazione (non solo di aspetti giuridici e gestionali), grazie a un corso di Relazioni pubbliche. Inutile negare che qualche perplessità ce l’ho. Ma aspettiamo e vediamo.