Mio padre prendeva il tram per andare a scuola lì davanti, ma avendo sentito l’allarme andò a rifugiarsi nei fossi vicino a casa, da dove ha seguito il bombardamento. Le rotaie del tram, sono state scaraventate fino al 4° piano delle case.
Un suo amico, che è saltato giù dal tram è stato lanciato su un albero dallo spostamento d’aria. Un altro suo amico, con la sorellina, era a scuola ed è rimasto sotto le macerie. Si è spezzato le gambe, ma si è salvato. La sorellina, no.
° ° °
Ieri a Milano, in piazza Gorla si è tenuta la messa in suffragio dei piccoli martiri delle scuole bombardate il 20 ottobre 1944, durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale. Nel bombardamento aereo morirono 200 bambini con i loro insegnanti.
Durante la seconda guerra mondiale furono numerose le missioni di bombardamento che si svolsero sulle nostre città: soprattutto su Milano in quanto capitale industriale del paese dove avevano sede le maggiori fabbriche metalmeccaniche come la Breda, la Falck, la Marelli, l’Alfa Romeo e molte altre minori. ma quelli produttivi non furono i soli insediamenti attaccati, tra gli obiettivi colpiti vi furono la galleria, la scala ed altri teatri, scuole, ospizi e normali abitazioni
Il fatto
Fu proprio in una di queste missioni, il 20 ottobre del ’44, che tre squadre di bombardieri partiti da foggia si diressero su Milano, e più precisamente sugli stabilimenti Breda che si trovano al confine con Sesto San Giovanni sulla direttrice del viale Monza, ancora oggi una delle principali arterie della città.
dopo un largo giro gli aerei si trovarono sulla verticale di Saronno dove la prima squadra per un “inconveniente tecnico” si liberò del suo carico prima del previsto in aperta campagna finendo fuori gioco; a questo punto le altre due erano arrivate sul bersaglio: la prima con una rotta di 118 gradi colpì la Breda mentre il comandante della seconda si rese conto troppo tardi di essere sulla rotta di 140 gradi, un errore di 22 gradi, troppi per cercare di correggersi eseguendo una virata verso sinistra per tornare sulla rotta programmata.
a questo punto aveva due scelte:
continuare per 140 gradi raggiungendo la campagna verso Cremona dove avrebbe potuto sganciare lo scomodo carico nei campi oppure liberarsene subito, sulla città’, anche se sotto di lui non c’erano obiettivi militari, ma solo abitazioni civili che poteva vedere perfettamente date le favorevoli condizioni meteorologiche.
decise per la seconda via.
dopo tre minuti il quartiere di Gorla era diventato l’inferno… vennero colpite case, negozi, officine, ma una bomba più delle altre provocò una strage che avrebbe cambiato la vita del quartiere per sempre, quella che aveva centrato la scuola elementare uccidendo 174 bambini con i loro insegnanti.

Questa e’ una foto molto importante per capire che cosa accadde quella mattina:
la linea verde indica la rotta di 118° seguita dalla primo gruppo che colpì i capannoni della Breda ad ovest del viale Monza (1st attack unit)
la linea gialla indica la rotta programmata per consentire al secondo gruppo di raggiungere il bersaglio assegnato (2nd attack unit), altri stabilimenti che vennero completamente mancati
le due coppie di cerchi concentrici indicano i due punti da bombardare
la linea rossa mostra la rotta di 140 ° erroneamente seguita dal secondo gruppo il cui comandante resosi conto troppo tardi di essere finito fuori gioco, decise di sganciare lo stesso il proprio carico sulla città
il risultato di tale errore e’ chiaramente visibile in basso a destra: i puntini bianchi rappresentano le bombe esplose sulle abitazioni e sulla scuola di gorla
l’intestazione della foto indica: il bersaglio : milan breda works / il numero della missione : 138 / la data : 20 ottobre 1944 / l’ora : 11,24 a.m. / il numero di bombe sganciate : 342 da 500 libbre
Qui sono disponibili le foto del bombardamento; una di questa è straziante, per cui a voi la scelta
°°°
La testimonianza di una sopravvissuta
Da allora è passato molto tempo, avevo solo otto anni, ma di quel giorno non dimenticherò mai l’angoscia e la paura che provai trovandomi sepolta nel rifugio sotto le macerie della scuola di Precotto. C’erano 280 bambini.
Ricordo di aver sentito la sirena del cessato allarme, tutti i bambini erano radunati nell’atrio del rifugio pronti per uscire, quando cominciarono invece i bombardamenti.
Subito si sollevò un gran polverone ed io mi sentii scaraventata violentemente tra i miei compagni. Improvvisamente il buio e la paura, tutti urlavano terrorizzati, e non capivamo cosa fosse successo.
Non so quanto tempo sia trascorso, non si vedeva nulla, quando ad un tratto da un finestrino, l’unico rimasto intatto nel crollo, filtrò una lama di luce: sembrava polvere d’oro …
Cercammo in tutti i modi di richiamare l’attenzione mentre dall’esterno si sentivano le grida di disperazione delle persone accorse per salvarci, tra cui mio padre. Affannosamente cercavano di spostare le macerie cercando di creare un varco per farci uscire e finalmente ci riuscirono.
Schiacciata contro un muro mi trascinarono verso quella via di salvezza, fui la 123° ad uscire quando mi accorsi di avere ancora in mano, non so come, la mia cartella, due lire ed il colletto. I bambini si salvarono tutti mentre due bidelli ed un papà (si chiamava Lecchi) rimasero uccisi nel crollo delle scale.
Stretta tra le braccia di mio padre sentivo intorno a me urla strazianti, imprecazioni contro i responsabili della guerra, confusione e disperazione. C’erano morti sparsi in strada e sul tram fermo davanti alla scuola.
La bomba creò una voragine in mezzo al viale Monza e le rotaie del tram sembravano quelle di un ottovolante. Mio padre mi disse che Don Carlo Porro entrò nel rifugio per controllare che tutti fossero salvi e appena tornò fuori tutto crollò.
Marchiori Neris Maria – nata a Milano il 24 Giugno 1936
Fonti: http://www.corriere.it / http://digilander.libero.it/GORLA /
I commenti sono chiusi.
pensa che civitavecchia un 3 agosto ha subito ben 4 bombardamenti in un giorno. Se hai visto quando sei venuto qui civitavecchia ha pochissime cose antiche appunto perchè è stata rasa al suolo
Abito non lontano da Gorla, conosco bene la storia, un mio amico non è stato per un pelo uno dei “piccoli martiri”. Se potete andate in piazza Piccoli Martiri, la trovate al di là del ponte sul Naviglio Martesana se siete sulla ciclopedonale che potete imboccare da viale Monza, sono due passi. Guardate il monumento: non riesco a giudicarlo dal punto di vista artistico, non so se sia bellissimo, certo trasmette un’amozione che provo ogni volta che lo rivedo. La scritta dice solo: ecco la guerra. Sì certo, qualsiasi guerra. Domenica sono passata di lì con centinaia di ciclisti che venivano da Agrate, Cernusco, Vimodrone, e che con altri sei cortei dalla provincia e con noi milanesi sono confluiti in piazza Duomo: la manifestazione è intitolata “Vuoi la pace? Pedala!”, e si fa da qualche anno in ottobre, più o meno vicino all’anniversario della strage dei bambini. Io sono abbastanza vecchia da ricordare qualcosa della guerra, abitavo a Varese non lontano dalla Macchi che adesso fa gli autobus, ma allora faceva gli aerei da guerra per italiani e tedeschi, e veniva bombardata. Parliamone, noi che ci ricordiamo. Grazie per averci offerto l’occasione di farlo Donata
Credo sia importantissimo conservare la memoria di quanto i nostri genitori hanno vissuto e testimoniato in quella Guerra: un patrimonio di umanità da tramandare ai posteri anche perché ne facciano tesoro onde evitare in futuro situazioni simili.
* * *
I miei genitori, durante la Guerra, hanno vagato da sfollati nelle campagne del Sud Pontino, nei pressi di Cassino, trovandosi loro malgrado nel mezzo dei bombardamenti per sfondare il fronte. Cassino è stata rasa al suolo completamente: non esiste, oggi, un solo mattone di quella città antecedente il 1946.
* * *
Mia mamma si è trovata nelle campagne della Ciociaria invase dalle truppe marocchine mandate a sfondare il fronte, come carne da macello ma con la licenza di saccheggiare e stuprare: di episodi drammatici, come quelli raccontati nel meraviglioso film “La ciociara” di Vittorio De Sica, ne ha visti tanti…
La II guerra mondiale è stata una guerra moderna nel senso peggiore del termine, ovunque hanno sofferto i civili più che i soldati. Anche Civitavecchia, la città dove sono nata e risiedo, è stata bombardata più volte in maniera massiccia in quanto, essendo un porto, era considerato un obiettivo sensibile.
A seguito dei terribili bombardamenti ci furono circa 250 morti, migliaia di sfollati e la distruzione dell’80% della città con danni irreparabili alle strutture storiche.
Nel 1999 Civitavecchia a ricevuto la medaglia d’oro al Valor civile.