Paoblog: Proprio l’altro giorno mi lamentavo del fatto che fosse impossibile aprire la confezione di una scheda di memoria senza l’uso di un paio di forbici e di unea certa forza fisica, vista la resistenza della plastica.
Spesso leggiamo che il prodotto può essere restituito se è nella confezione originale ed integra.
Mi piacerebbe capire come si fa a verificare la conformità di un prodotto ed a mantenere integro un blister in plastica termosaldata…
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Chi non è mai rimasto con la linguetta di apertura in mano mentre combatteva con una confezione di pelati? Quante volte avete perso più tempo a cercare di aprire la confezione di un cd che a masterizzarlo? Che dire delle mollette usate per “domare” i pacchi di pasta e biscotti? E dei giocattoli, da aprire rischiando una crisi nervosa e un dito mentre i piccoli smaniano nell’attesa?
Il Salvagente nel numero in edicola da domani (e acquistabile on line nel nostro negozio virtuale) ha misurato queste difficoltà, incaricando la Ergoproject, società specializzata in valutazioni e progettazione ergonomiche di oggetti, prodotti e ambienti, di individuare le tipologie e le caratteristiche di quegli imballaggi/contenitori che non garantiscono all’utente una interazione sicura, funzionale e confortevole.
Ne è uscita una classifica che dà voce a tutte le maledizioni (o le rare benedizioni) che ognuno di noi lancia quando si trova a maneggiare le confezioni. E un video molto divertente che consigliamo di vedere a tutti coloro che in vita loro hanno rischiato una crisi isterica per la semplice apertura di un imballo.
l team ha effettuato dei test simulando l’interazione con il packaging: scelta del prodotto, lettura delle istruzioni di apertura e conservazione, apertura del packaging ed eventuale richiusura, riutilizzo e conservazione. Sotto la lente sono finiti ben 47 prodotti che potevano avere un voto da 1 a 10.
I risultati ottenuti, assolutamente indipendenti dalla qualità del prodotto contenuto, sono in gran parte sconfortanti. Al momento cruciale, infatti, non è raro avere più di una difficoltà con confezioni prive di istruzioni utili.
Il video lo trovi qui: http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Imballaggi,%20quelli%20da%20crisi%20isterica:%20test%20sul%20packaging%20inespugnabile%20%28video%29&idSezione=6570
Nel tentativo di “espugnarle”, chi apre può ferirsi, il prodotto può contaminarsi o deteriorarsi. A volte, le istruzioni sono disposte su parti del packaging soggette a rottura e a “cestinazione”; in altri casi, l’individuazione del sistema di apertura e conservazione del prodotto, non è palese.
Come se non bastasse, alcuni sistemi di apertura non funzionano; altri, sembrano non avere utilità; alcuni packaging non sono proporzionati al quantitativo di contenuto.
A volte, poi, l’impugnatura e la manipolazione di alcuni packaging non viene favorita per via di non corretti dimensionamento e sagomatura dello stesso; il modo d’uso e la qualità dei materiali spesso non sono appropriati alla modalità di apertura della confezione e di conservazione del prodotto; alcuni packaging richiedono strumenti per l’apertura non “compatibili” con il luogo d’uso del prodotto.
Da segnalare che i packaging più difficili da aprire (e più pericolosi) sono quelli dei giocattoli: spesso per venirne a capo sono necessarie capacità di osservazione, esperienza, manualità e forza.
Un limite tanto per i bambini che per anziani e disabili.
Perché tante difficoltà in oggetti di uso comune? Il principale motivo è una progettazione non di tipo “user centered” ovvero nell’assenza di un approccio che tenga conto dell’utente finale cui il prodotto è prevalentemente rivolto, della frequenza d’uso dell’imballaggio e dell’ambiente d’uso. In due parole di una progettazione che ignora gli aspetti legati al confort e alla sicurezza dell’interazione tra l’utente e il packaging.
Cosa può fare l’acquirente in questi casi? Essendo il packaging il contenitore del prodotto e non il prodotto da acquistare, il suggerimento di valutare e scegliere il prodotto dal packaging più usabile è valido ma applicabile entro certi limiti.
La modalità di intervento principale quindi è un’altra: effettuare segnalazioni ad associazioni di consumatori, società e gruppi di ricerca e – perché no? – alle stesse aziende per spingerle a considerare il packaging come parte del prodotto che vendono e quindi della qualità complessiva dello stesso.
È l’imballaggio, e quindi l’interazione che con esso abbiamo, a dare la prima impressione di un prodotto. Un packaging usabile e che non crei delle false aspettative aumenta il senso di qualità del prodotto e contribuisce a ridurre i costi di assistenza e di garanzia. Un gran vantaggio, al quale bisognerebbe dare più peso.
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