Premessa obbligatoria: L’amico Francesco vive con l’ingombrante presenza del ricordo di un amore ormai perduto di nome Silvia.
Dico ingombrante perchè di fatto limita il suo lasciarsi andare alla vita che scorre, tanto è vero che inviandomi questo disegno, che pubblico con il suo consenso, mi dice…
Visto che oggi il giorno, all’alba, è cominciato con il pensiero rivolto a Silvia, è continuato pensando a Silvia, ho visto bene di chiuderlo pensando a Silvia… E, nonostante fossi molto stanco, ho cercato tra i tanti disegni a lei dedicati e a lei lasciati qualcuno tra i pochi originali che avevo conservato per me.
Ho passato nello scanner quelli che, stasera, mi hanno più colpito nell’andarli a rivedere. Perciò te li invio, sicuramente perché mi fa piacere, forse perché sarà anche un gesto terapeutico.
Puoi anche diffonderli ai nostri amici che ormai conoscono il mio lato di disegnatore (sognatore) romantico…
Disegni che mi ricordano molto bene come Silvia era ai miei occhi, realizzati 7 anni fa…
Ho già scritto che Silvia ha rappresentato – in realtà rappresenta, tutt’ora e al presente: non solo perché non sia effettivamente riuscito a dimenticarla, ma perché comunque resta nel cuore come un elemento intensamente vivo del mio percorso esistenziale – un riferimento per me “ideale”.
E ho scritto, nei post precedenti, e ho mostrato, nei disegni precedenti, gli aspetti più comportamentali, caratteriali, simbolici, quasi astratti nei vizi e nelle virtù di questa mia Silvia intesa come amore e ideale che ho vissuto.
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Poi, però, a sublimare l’ideale, l’amore, i sentimenti e, ora, il ricordo c’è l’espressività di Silvia. Ovvero: il suo volto in due ritratti.
Due ritratti che esprimono – graficamente attraverso la matita, la china e gli acquarelli, ma questa volta senza parole se non il solito logo a lei dedicato – la complessità del volto di Silvia come espressione di un carattere poliedrico e difficile che mi ha fatto innamorare; una Silvia dai due volti; non, però, uno negativo e uno positivo: due espressioni diverse entrambe composte da pregi e difetti che, come sempre o spesso accade, si fondono assieme, difficili da riconoscere oppure, anzi, che a volte risultano tali e a volte il contrario.
Questo è il primo volto di Silvia.
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Silvia è dolce, pudica, timida, spesso in imbarazzo, ancor più spesso in preda a un senso di inadeguatezza; Silvia, a volte, vorrebbe nascondersi; Silvia sa tremendamente e sublimamente arrossire o, forse, Silvia non riesce a nascondere e dissimulare l’arrossire. Quando si scioglie i capelli – di media lunghezza, lisci lisci lisci, mori dalle sfumature mogano – sembra voler nascondere il volto dietro di essi.
Eppure, contemporaneamente, quegli stessi suoi capelli – finissimi, luminosi, eleganti, profumati da stordirti di ebbrezza e strumento di seduzione infinita – incorniciano un viso sempre imbronciato, spesso arrabbiato addirittura, specchio della sua terribile permalosità, dell’allegria che troppo spesso lascia il campo al non capire lo scherzo e l’ironia tanto da sentirsi offesa, attaccata, sfottuta o, peggio, in colpa per aver fatto qualcosa che tu non hai gradito e… e invece è tutto il contrario. Un viso che, troppo spesso ahimè, lascia che la stanchezza rubi spazio alla gioia. È il viso della Silvia la quale, al lavoro, si guarda allo specchio per aggiustarsi, darsi una ravviata ai capelli, una passata di trucco perché si vergogna di segni e sentori eredità di un giorno di lavoro. E questo viso qui, di questa Silvia è splendidamente affascinante, seducente e seduttivo, irresistibilmente bello perché fragile e insicuro, ombroso e perciò sexy da morire, carico di erotismo.
È il viso del rossore sulle guanciotte e sugli zigomi prominenti, sulle lievi leggerissime appena accennate lentiggini sotto gli occhi quando è abbronzata, sul naso lungo e deciso eppure gentilissimo nei lineamenti che a volte sembra arrossire anche esso; è il viso degli occhi bellissimi di Silvia, verde-castano dalle pagliuzze dorate come di spighe di grano che, in questi casi, si fanno ombrosi, insicuri e che scrutano interrogatóri, incantati e finanche spaesati.
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È il volto di Silvia più ombre che luci.