Qualcosa si muove sul fronte della sostenibilità del tonno in scatola. Grazie a Greenpeace e alla campagna “Rompiscatole”, infatti, molte aziende produttrici stanno facendo passi nella giusta direzione. Ce ne parla Giorgia Monti, Responsabile Campagna Mare di Greenpeace.
Perché il tonno non è tutto uguale?
Bisogna fare attenzione al modo in cui il tonno che finisce nelle scatolette viene pescato, considerando da che oceano proviene e di che specie si tratta. Sulle scatolette, tra gli ingredienti, purtroppo si legge solitamente la generica scritta “tonno”. Ma esistono ben 23 stock di tonno sfruttati commercialmente, e molti di questi si trovano in condizioni di crisi.
Quando viene apposto il marchio “dolphin safe”?
Quando le catture sono state effettuate facendo attenzione a non intrappolare nelle reti anche i delfini. Questo è l’esempio che quando le industrie vogliono veramente cambiare, è possibile.
In pratica, che tonno possiamo scegliere?
Nessuno dei marchi presenti in commercio è, a nostro parere, totalmente sostenibile. Un tonno lo è quando proviene da stock che non presentano segni di crisi e viene pescato con i metodi più sostenibili, come ad esempio amo e lenza.
Purtroppo ben poco del tonno che finisce nelle scatolette è di questo tipo. Bisogna comunque ammettere che ci sono differenze significative tra i vari prodotti: ad esempio ASdoMAR, che si trova ora in cima alla nostra classifica, da un lato sta facendo lo sforzo per utilizzare in parte dei propri prodotti il tonnetto striato, che è una specie non è in crisi, ma soprattutto ha iniziato ad adottare…
Continua la lettura qui > LifeGate – Con il “Rompiscatole”, il tonno diventa più eco.
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