
Un uccellino appena nato di nome Francesco, spensierato e con poche certezze nel suo piccolo cervello, viola la Prima Regola degli uccelli rifiutandosi di mangiare un verme bello grasso.
Preoccupati, i genitori decidono di affidarlo alle cure di un falco solitario che medita in una grotta sul suo passato di crudeltà e di saggezza; e, come insegnamento, il falco racconta al pulcino dell’uomo che amava tutto il creato: San Francesco.
È una morale diversa, quella che il falco intende in questo modo trasmettere al pulcino; una morale più profonda, meno legata a norme e divieti astratti, che quindi anche i bambini riescono a comprendere e, come l’uccellino Francesco, a fare propria.
Ma a patto che, accanto, ci sia un ‘falco’ sempre pronto a suggerire esempi ‘a misura di piccoli’: la parabola del lupo, infatti, è valida solo se non la si segue alla lettera, rischiando di venire divorati; il digiuno è salutare, ma un pulcino può rischiare di morire di fame.
Un falco mediatore, quindi, necessario e benefico per questi nostri tempi di fanatismo, dove la Prima Regola non può essere cieca e assoluta, ma adattata ai pulcini, ai piccoli degli uomini e agli uomini stessi.
“Francesco sentì che grosse lacrime cominciavano a salirgli agli occhi. Le ricacciò indietro. Aveva sperato di passarla liscia e che nessuno si accorgesse della sua debolezza. Infrangere la Prima Regola era gravissimo. Solo Papà non aprì becco. Fissò a lungo Francesco con occhi disperati. Mai e poi mai aveva assistito a un crimine così grande. Nessuno che conoscesse aveva mai violato la Prima Regola… Come si poteva lasciare libera una preda? Nessun uccello dei Boschi Alti e Bassi, delle Pianure e delle Montagne, dei Laghi e del Mare, aveva mai fatto una cosa simile.”
Fonte: www.illibraio.it
Forte… Si direbbe proprio un bel libro!