Il 1° giugno, a Parma, le aziende di prodotti salutistici avevano espresso malcontento per l’approccio farmaceutico adottato dall’Efsa nel valutare la fondatezza scientifica di informazioni che, ormai per tradizione, associano il consumo di alcuni alimenti a determinati benefici per la salute (per esempio, “il calcio e la vitamina D aiutano le ossa”.
Il 12 luglio, a Bruxelles, il Comitato permanente per la filiera alimentare e il benessere animale (organo con potere decisionale, composto dagli Stati membri e dalla Commissione europea) ha stabilito di rimandare all’autunno il voto sul progetto di regolamento che dovrebbe autorizzare un primo gruppo d’indicazioni salutistiche approvate dall’Efsa.
Ci sono opinioni diverse sull’opportunità di ammettere claims poco comprensibili per i consumatori: per esempio, “il rame aiuta a mantenere i tessuti connettivi”. Ma, a ben vedere, il dibattito sulla comprensibilità delle diciture è solo la punta dell’iceberg.
Da un lato, ci sono pressioni affinché le autorizzazioni degli health claims – e i divieti di quelli non approvati – procedano al passo con le valutazioni dell’Efsa, per blocchi di opinioni (4-500 ogni blocco, tra il 2009 e il 2011-2012, per un totale di circa 3 mila pareri)….
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