…ma leggendo quanto racconta Maurizio Caprino, in questo caso l’inganno lo fa il legislatore, permettendo in deroga (parola magica, in Italia, unitamente a condono) quello che è o dovrebbe essere vietato, con buona pace dei diritti del cittadino.
Scriveva Caprino agli inizi d’agosto che: “…. ora i Comuni possono autorizzare cartelli in deroga alle norme anche sulle strade urbane di scorrimento, dove traffico e velocità sono sostenuti entrambi e quindi bisognerebbe andarci piano coi cartelli. Il tratto di penna che ha cancellato il divieto di deroga per quelle strade ha risparmiato la frase “nel rispetto delle esigenze di sicurezza”, tranquillizzanti e vaghe allo stesso tempo. Un po’ di sana ipocrisia per far arrivare qualche soldo di pubblicità nelle casse dei Comuni, tenute a secco da Tremonti……”
A questo punto tutte le parole scritte nei mesi scorsi, in merito a cartelloni pubblicitari abusivi e/o pericolosi per la sicurezza stradale, si svuotano del loro contenuto, grazie a chi legifera guardando al portafoglio e non alla ragione.
Vi segnalo il Blog del Consigliere circoscrizionale Massimo Inches che combatte strenuamente una battaglia contro l’abusivismo di queste pubblicità ed il degrado che ne consegue > http://www.cartellopoli.com
Copio quanto scritto in Home page del Blog in questione:
Cartellopoli è strumento di archivio e pubblicazione di notizie e riflessioni che accompagna la battaglia civile contro il dilagare increscioso delle affissioni esterne nella città di Roma.
Roma è l’unica città occidentale le cui strade, piazze, giardini, aree tutelate, monumenti, resti archeologici, architetture contemporanee sono letteralmente circondate da un disordinato recinto di cartelloni più o meno abusivi, più o meno illegali.
Cartellopoli punta a stimolare la riflessione sull’argomento pubblicando foto, dando spazio a comitati di quartiere, proponendo spunti di riflessione, dialogando con gli operatori di settore, con gli esponenti della politica e dell’amministrazione, con le istituzioni.
Il fine di Cartellopoli è esclusivamente il seguente: avere a Roma un comparto-affissioni paragonabile a quello di una città europea. Cartellopoli non ha scopi politici, partitici, confessionali, economici di alcun tipo.
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Sul Blog di Inches una domanda che ognuno di noi, nella sua città, si pone: Lo scandalo cartelloni può finire?
La filosofia che anima Cartellopoli (consapevole che il Comune è assai colluso con la mafia dei cartelloni e che la legge, in Italia, è davvero difficile se non impossibile farla rispettare) è la seguente: occorre porre in contrasto al grumo indicibile di interessi criminali che stanno dietro ai 150mila cartelloni installati sul territorio romano, un interesse altrettanto robusto, altrettanto corposo, altrettanto interessato, ma legale, lecito, trasparente, controllabile.
Occorre rendere industriale -e non anarchico- il settore e per farlo è sufficiente copiare quanto fatto in altre città anche molto simili alla nostra, come Napoli. Questo processo potrebbe compiersi in tanti modi: si potrebbe richiedere a tutte le ditte di rinunciare, ciascuna, ad una quotaparte (il 50% ad esempio) dei loro impianti autorizzati permettendo alla città di liberarsi della metà dello schifo ma lasciando a ciascuno il medesimo peso specifico; si potrebbe ipotizzare un project financing (un grande investitore che, in cambio del successivo sfruttamento della pubblicità, si prenda l’onere di pulire Roma dalla coltre di merda di cui è stata ricoperta) e si potrebbe ipotizzare, è la nostra scelta privilegiata,