Manca l’aria. I vetri sono appannati. L’impianto di condizionamento non funziona. Non ci si muove. Nemmeno per far passare una ragazza con il pancione, costretta a sgusciare fra impiegati e studenti, ma è inutile, deve fermarsi sui gradini che portano al secondo piano, il treno è strapieno, sopra e sotto.
«Neanche le bestie viaggiano in queste condizioni», attacca Filippo, cliente fisso di questo diretto in arrivo da Asso per Cadorna. Lui fa il grafico in zona Fiera, sale a Meda alle 7.21 per essere a Milano poco prima delle 8.
«È quasi sempre in ritardo, anche di 20 minuti, quando non lo cancellano, e a quest’ora è un guaio, perché è tutta gente che va a lavorare. Ma il problema più grave ormai non è quando arrivi, ma come arrivi. Le carrozze sono vecchie, i finestrini non si aprono e si viaggia ammassati, da quando sali fino a destinazione».
Una compagna di viaggio raddoppia la protesta con il resoconto dell’«andata» di lunedì, stesso tragitto, treno successivo, con partenza da Meda alle 7.51: «C’era una carrozza allagata. Avevano messo due foglietti all’interno con scritto vietato entrare, ma li abbiamo visti quando ormai eravamo con i piedi nell’acqua. E non è la prima volta».
Le testimonianze dei pendolari sono simili, cambiano i toni, il livello di rabbia, stanchezza, rassegnazione. «È sempre così», dicono. «Ci siamo abituati anche a vedere la gente svenire, perché a volte non si respira».
E ancora: «Nelle giornate peggiori c’è un clima da rivolta». Il caso della Asso-Milano, che raccoglie i pendolari della Brianza, è noto anche alle Ferrovie. È una delle linee più critiche, dicono, ma è anche una delle più «attenzionate».
Continua la lettura qui > In viaggio con i forzati della rotaia «Su questi treni trattati come bestie» – Milano.
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