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Il mistero buffo del Sistri

Se i non addetti ai lavori sapessere (o capissero) quanto sia difficile lavorare con lo Stato che rema contro… Per assurdo così facendo si spingono altri operatori verso uno smaltimento illecito dei rifiuti.

Perchè deve essere così faticoso (ed oneroso) lavorare nel rispetto delle leggi?

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Pubblico una sintesi tratta da ItaliaOggi del 29 novembre 2010 – Articoli di Silvana Saturno e Marino Longoni

Un sistema all’avanguardia per la tracciabilità dei rifiuti. Che però non funziona. E rischia di far chiudere barbieri, estetiste ed idraulici. Obblighi e costi anche per chi gestisce pochi rifiuti pericolosi.

L’intenzione è lodevole: combattere le ecomafie e lo smaltimento illecito dei rifiuti. Lo strumento, il Sistri, è tecnologicamente all’avanguardia, nessuno al mondo ha mai osato tanto. Tutto il resto sembra una farsa.

L’idea è dell’ex Ministro per l’Ambiente Pecoraro Scanio che per prima cosa pensa bene di mettere il segreto di Stato su una parte dell’operazione. In nome della trasparenza. Risultato: il sistema non è ancora partito, ma le indagini della magistratura si.

Entro il 12 agosto 2010 il Sistri avrebbe dovuto essere a regime. Gigantesca illusione. Proroga di 30 giorni. Ma il sistema non funziona. Poche ore prima di mettere fuorilegge centinaia di migliaia di imprese, una nuova proroga. Ma il sistema che non funziona è lo stesso. Anche i test e le prove che andrebbero fatti prima di firmare i decreti, in realtà iniziano a decreti già firmati.

Il meccanismo non è fluido, si inceppa di continuo ed è complesso. Ma soprattutto richiede tempi enormemente superiori ai sistemi cartacei. A seguito delle proteste delle varie associazioni, si arriva alla terza proroga, il 28 settembre 2010 che di fatto è un’opera d’arte. Il decreto conferma l’operatività al 1° ottobre, così non si devono restituire i soldi alle aziende che hanno pagato per il 2010, e contemporaneamente concede nei fatti una proroga.

Le imprese che hanno caricato la procedura la tengono in un cassetto. Tutte le altre sono alle prese con le black box che non si installano, con Usb che non funzionano, con dubbi normativi insuperabili.

Entro il 30 novembre dovranno essere distribuite black box e Usb. Resta il fatto che non tutti gli apparecchi funzionano. Però dal 1° gennaio scatteranno le sanzioni.

Ad oggi 200.000 imprese non sono ancora iscritte. Barbieri, estetiste, odontotecnici, idraulici che devono gestire rifiuti notoriamente pericolosissimi come lamette da barba usate, la ceretta, la cenere delle caldaie stentano a crederlo. Ma sono obbligati all’iscrizione. Dovranno applicare procedure simili a quelle di un’industria chimica. E se non si adegueranno richieranno fino a 100.000 € di sanzioni.