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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Accendi il cervello, prima del motore/19

Accendi il cervello prima del motore.

Spesso si guardano questi video con fastidio, forse perchè ci mostrano nella loro crudezza quello a cui ognuno di noi potrebbe andare incontro, spesso a causa dell’idiozia ALTRUI.

Mi sono scontrato spesso con un personaggio che non citerò che ha tentato di ridicolizzare gli spot sulla sicurezza stradale, perchè (parole sue) sono costruiti a tavolino per spaventare la gente.

Sotto al video troverete la lettera vera che ha scritto una poliziotta e che ho già pubblicato parecchio tempo fa. Se le immagini costruite a tavolino non vi interessano, provate allora con la vita vera raccontata da questa giovane agente…

Ore 7.45 del mattino.

lo e il mio Ispettore suoniamo al campanello. Confìdiamo che lei sappia già. La voce però è serena, assonnata ma serena. Ci apre il portone, e mentre l’ascensore ci porta al terzo piano guardo il pavimento senza riuscire a pensare ad altro: stiamo per cambiare per sempre la vita di una persona, e nel peggiore dei modi. Non è colpa nostra, noi siamo solo tristi emissari, anche questo fa parte del nostro lavoro, ma il nodo allo stomaco resta.

Lei è sulla soglia della porta. Ci guarda con un sorriso di circostanza: due persone in divisa che si presentano a quell’ora devono essere lì per qualcosa che lei ha fatto, anche se non riesce a capire che cosa ..

È il mio Ispettore a parlare: «Buongiorno. Lei è la mamma di. ..’?».

L’espressione cambia sul suo viso, gli occhi si sgranano: ora capisce, suo figlio ha fatto qualcosa, ma niente di irreparabile, vero?

«Signora, suo figlio stanotte ha avuto un incidente stradale».

Ora gli occhi sono terrorizzati, la bocca trema: va bene, un incidente, ma è salvo, vero?

«Signora, mi dispiace…».

Lei ha capito, ma rifiuta. Non ci crede. Poi arriva il dolore. E ti entra attraverso la pelle, nelle vene, nel cuore. E tu non hai nessuno strumento per alleviarlo e, come mai ti era successo prima, ti senti una merda.

Mentre l’accompagniamo all’obitorio, mi stringe la mano: «Sa, mi vergogno tanto perché sto facendo un pensiero cattivo, ma vede, io ho un padre di 94 anni e … che Dio mi perdoni …» .

E a vederla lì, appoggiata al vetro che la separa dalla persona più importante della sua vita, e gli chiede «Perché?», provateci voi a rimanere impassibili. lo non ce l’ho fatta: sono uscita, ho respirato profondamente, mi sono detta che ciò che provavo era niente in confronto al dolore di quella donna, vedova da pochi mesi e ora orfana dell’unico figlio, ho provato a resistere, ma le lacrime sono scese e ho faticato parecchio a ricacciarle indietro.

E quando ce ne siamo andati, mi sono sentita sporca, perché io tornavo alla mia bella vita, al mio compagno, alla mia bambina. «Che cosa ci sto a fare al mondo?», mi ha chiesto prima che uscissimo: non sono riuscita a trovare una risposta intelligente. Finché sei solo figlio, non capisci il dolore che puoi dare.

Quando ero una ragazza, mia madre mi diceva: «Ricordati che. se fai una cazzata e finisci sotto terra, il prezzo più alto lo pagherai tu, perché io sarò viva, tu non ci sarai più». Oggi so che bluffava.

°°°

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2 commenti su “Accendi il cervello, prima del motore/19

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