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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Il nuovo rock italiano arriva da Solarolo

A cura di Francesco

Chi, come me, ama un certo tipo di rock – quel rock pulito, senza fronzoli, puro e duro ma al tempo stesso capace di dialogare con armonia e melodia, senza compromessi non disdegnando però di esplorare qualsiasi terreno: insomma, molto molto punk – in questo periodo non può che dirsi felice.

Infatti questa è, davvero, una stagione felice per il rock. Corsi e ricorsi del tempo: come accadde alla fine Anni Settanta ai tempi del primo punk, come avvenne all’inizio dei Novanta con il grunge, oggi possiamo ascoltare una notevole produzione di musica rock semplice che nasce, davvero, dall¹anima.

Che nasca dalle radici del combat-rock più classico, quello dei Clash, generando altri classici come i Green Day; che si evolva dal metal trasformandosi nella complessità poliedrica di band come i Linkin Park; che prenda spunto dalle atmosfere gotiche e dark offrendoci mistiche pari ai Lacuna Coil; che da movimenti al limite dell’autodistruttivo superficiale come l’Emo nascano suoni freschi e alternativi come quelli dei Paramore oppure atmosfere che uniscono Sex Pistol e Cure nel nome dei My Chemical Romace…

… Noi amanti di basso, chitarra e batteria non possiamo che dirci, oggi, felici e contenti.

Ancor di più, poi, lo siamo avendo scoperto che quella cittadina romagnola, in provincia di Ravenna, famosa per aver dato i natali al fenomeno pop che più nazional-popolare non si può sotto forma della cantante Laura Pausini, ci offre in dono quanto di più gradito possa esserci per chi ama il rock.

Da Solarolo, provincia di Ravenna, arriva musica che si ciba di solo chitarra, basso e batteria in un turbinio veloce e travolgente, tra riff tirati e incisivi: il rock pulito, puntuale, puro e coinvolgente degli Heike has the Giggles.

Heike has the Giggles (un nome senza preciso senso che mischia tedesco e inglese, ma decisamente allegro; la sua traduzione letterale è Heike ha la riderella) sono la chitarra e la voce di Emanuela Drei, il basso di Matteo Grandi e la batteria di Guido Casadio e ascoltandoli possiamo affermare speranzosi che il rock italiano ha un bel futuro davanti a sé.

Il loro primo album è uscito nel 2010. S’intitola Sh! e si compone di 11 brani che scorrono veloci, in meno di mezz’ora, mostrando decisione e maturità stilistica sorprendente per ragazzi appena poco più che ventenni, con qualche inevitabile ingenuità che può solo indicare un bisogno di allargare orizzonti e avviarsi verso un percorso di crescita, con l’augurio di non perdere mai la freschezza, la pulizia e la purezza del loro rock che ci ha fatto decisamente innamorare.

Breathe, la penultima traccia dell’album Sh!, è quella che, secondo me, meglio rappresenta gli Heike has the Giggles. Buon ascolto!

2 commenti su “Il nuovo rock italiano arriva da Solarolo

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  2. Francesco
    20 gennaio 2011
    Avatar di Francesco

    Il pezzo che ho segnalato, “Breathe”, è sicuramente il più immediato, quello che subito al primo ascolto maggiormente resta impresso.
    Cosa decisamente notevole, visto che tutti i pezzi sono veloci, freschi e immediati.

    Ebbene: ascolti più ripetuti e ragionati, nei giorni scorsi, dell’intero album “Sh!”, mi permette di ribadire come sia un disco molto molto puro nei suoni, fresco, facile ma non leggero. E, anche, tutto molto ben legato da netta continuità di stile tra i vari pezzi. Cosa che, sicuramente, da un lato denota ancora una certa ingenuità e non ancora raggiunta maturità da parte del gruppo; ma, dall’altro, anche la sicurezza di ciò che i tre romagnoli vogliono realizzare con la propria musica, ovvero il loro stile.

    Dopo vari ascolti, sebbene sia uno di quegli album che ti piace ascoltare per intero, in sequenza e senza saltare alcuna traccia, segnalo tra le mie preferite, oltre a “Breathe” (traccia n. 10), le tracce n. 2 (“Robot”), n. 3 (“Sh!”), n. 8 (“Commutatio loci”) e n. 9 (“The Bride”): pezzi in cui chitarra e basso davvero si esaltano, regalandoci giochi divertenti e strepitosi, accattivanti senza però cedere al virtuosismo.

    Nota di merito, inoltre, anche per la confezione cartonata del cd e dell’illustrazione che ne riveste per intero il packaging: non ricordo, ora, il nome dell’illustratore (mi sembra inglese) che l’ha realizzata, ma è davvero bella, bella, bella, bella…

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Questa voce è stata pubblicata il 20 gennaio 2011 da in Pensieri, parole, idee ed opinioni con tag , , , , , , , .