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Microcar nel fiume, ragazzo morto. Ma stavolta la microcar c’entra poco

di Maurizio Caprino

Dite tutto quello che volete sulle minicar, ma stavolta c’entrano poco: se sabato notte sull’Appennino bolognese è morto un ragazzo che ne guidava una, la colpa sembra essere più della strada.

Infatti, la microcar è finita in un fiume e dalle immagini pare di capire che non ci fosse un guard-rail. Peraltro, l’urto contro un guard-rail è uno dei pochi che potenzialmente una microcar può reggere: equivale grossomodo all’impatto contro un veicolo dello stesso peso di queste vetturette, che invece di solito solo a mal partito contro le auto, pesanti anche cinque-sei volte in più.

Certo, bisogna vedere anche che cosa ha fatto perdere il controllo del mezzo al giovane e si sa che con le microcar capita più del normale (il guidatore non deve nemmeno superare quella burla che è la prova pratica e su alcuni modelli l’assetto è problematico, soprattutto se li si trucca).

Non fatevi fuorviare nemmeno dal fatto che il povero ragazzo sia stato trovato con le cinture allacciate, come impone la riforma del Codice: quando si finisce in acqua, normalmente le cinture servono a evitare di sbattere contro una parte dura dell’abitacolo, cosa che può far perdere conoscenza e rendere impossibile mettersi in salvo. La vera cosa che blocca, in situazioni del genere, è il terrore di vedersi sommersi.

Bisogna quindi vedere nello specifico che cosa ha impedito al ragazzo di divincolarsi. Magari può anche essere stato il blocco dell’attacco della cintura (su una microcar è più probabile che in una vettura moderna perché la struttura si deforma di più), ma ciò non toglie che in generale la cintura serve anche in questi casi.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 gennaio 2011 da in Il mondo dell'automobile (e non solo), Leggo & Pubblico, Sicurezza stradale con tag , , .