di Gianni Simoni
Ediz. Tea – Pagg. 373 – € 12,00
Trama: I corpi privi di vita di due senzatetto vengono ritrovati nella periferia di Brescia. La ricca e bella moglie di un medico molto in vista nella città viene barbaramente uccisa davanti a casa sua. Due casi di omicidio apparentemente lontanissimi, ma entrambi molto scomodi perché attirano l’attenzione pubblica. Due casi che scottano sulla scrivania del commissario Miceli.
Ma anche questa volta Miceli non sarà solo a sbrogliare l’intricata matassa: al suo fianco, oltre ai collaboratori più fidati troveremo l’ex giudice Petri, che, assetato di giustizia e insofferente della sua altrimenti noiosa vita da pensionato, non esita a buttarsi in una nuova indagine.
Ma se il primo caso sembra non trovare risposta – chi poteva avercela con due barboni che non avevano mai dato fastidio a nessuno? – il secondo parrebbe averne troppe, perché molti potevano avere interesse a togliere di mezzo la bella signora – il marito, dall’alibi zoppicante, l’amante troppo giovane per lei, il marito dell’amica assetato di soldi… Un giallo noir teso fino alle ultime pagine.
Letto da: Paolo
Opinione personale: Sono affezionato ai personaggi creati da Simoni, è il quarto libro che leggo ed il mio giudizio resta positivo.
Per quel che riguarda la storia in sè, segnalo che i dialoghi di due personaggi presenti soprattutto all’inizio, sono scritti in dialetto bresciano, che per molti può risultare decisamente ostico.
Ma se noi padani abbiamo imparato a leggere e capire le storie con Montalbano, potranno fare lo stesso anche i lettori fuori regione. Fermo restando che il bresciano (ed il bergamasco) sono particolarmente tosti da tradurre 😀
Un certo passaggio del libro riporta alcuni aspetti sessuali trattati con un linguaggio esplicito. Diciamo che può dare fastidio ad alcuni.
La storia poliziesca di per sè è buona e credibile, anche se mi sembra che talvolta si dia troppo spazio alle intuizioni dell’ex-giudice Petri a discapito dell’acume investigativo del commissario, cosa questa che mi appare ingiusta.
Ho trovato un paio di errori (non refusi), strano uno e banale l’altro. Mi aspetto che uno scrittore di polizieschi (tanto più se dell’ambiente come un giudice) sappia che non si può scrivere che la 38 aveva il colpo in canna, in quanto si tratta di una pistola a tamburo e che la caratteristica di mettare il colpo in canna è esclusiva delle automatiche.
E’ vero che esistono alcune automatiche in calibro 38 acp, tuttavia ritengo che non si trattasse di quest’arma, meno comune della classica 38 e, in ogni caso, nel testo non si parla poi del ritrovamento dei bossoli, circostanza che sarebbe utili in ambito investigativo.
Il secondo errore è banale, ma proprio per questo salta all’occhio. Scrivere Volkswagen con la W iniziale … 😉 …
°°°
Colgo l’occasione per allargare un poco il discorso, uscendo dalla recensione. E’ sicuramente vero che ognuno mette in bocca ai suoi personaggi quello che meglio crede, tuttavia ritengo che anche la lettura di una storia di fantasia possa servire ad educare il lettore, piuttosto che dare credito a false convinzioni.
Così come molti ti dicono l’ha detto la tv, neanche fosse il Verbo assoluto, ecco che anche il l’ho letto in un libro (di fantasia però) diventa un facile alibi per molti.
Mi riferisco ad un passaggio nel libro in cui il Giudice Petri osserva un grosso Suv e dice alla moglie che gli farebbe comodo per poter girare quando nevica, senza usare le fastidiose catene da neve. Ecco forse sarebbe il caso, in questo frangente, di parlare delle gomme invernali, argomento peraltro di attualità negli ultimi anni.
Poco dopo arriva il proprietario del Suv che afferma che neve si, neve no, con la trazione integrale si va dappertutto… Un punto di vista smontato da vari test, incluso quello di Quattroruote, dal quale si evince che una 4WD con gomme inadatte si ferma prima di una 2WD con le invernali.
In conclusione segnalo anche la gita in auto con il nipotino di 5 anni di un’amica. Nel testo si legge del bambino seduto sul sedile posteriore. Certo, nessuno ci impedisce di pensare che fosse seduto sul seggiolino, posto sul sedile posteriore, ma francamente ho l’impressione che non sia così.
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A proposito delle note automobilistiche:
È la descrizione della vita normale, come nelle chiacchieratissime sequenze televisive del Maresciallo Rocca e in tanti film. È la vita normale e quindi…
Quanto scrive Pao in merito ai dialetti bresciano e bergamasco mi ha fatto subito pensare allo splendido film del 1978 “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi, da questi girato utilizzando attori non professionisti e in stretto dialetto delle campagne bergamasche; film che dovette essere doppiato in italiano per essere distribuito sul territorio nazionale, anche se, per fortuna, molte espressioni di quel dialetto rimasero a dare più verità e genuinità ai personaggi.
Credo che molti scrittori dovrebbero chiamare il nostro Paolino come consulente automobilistico e fargli “revisionare” i loro scritti prima di pubblicarli, visto quanto spesso tanti di loro incappano in imprecisioni in quell’ambito!