di Eraldo Baldini
Ediz. Einaudi – Pagg. 320 – € 17,50
Trama: Il fratellino furbo riesce sempre a fargli fare brutta figura. Il papà vende bestiame e sogna Marilyn, ma affari non ne fa. Il nonno, reduce di guerra, ha sempre il fucile in mano. La mamma sforna crostate buonissime e riesce a far vivere con dignità la famiglia sempre piú povera. Lui vive in un mare di storie e inventa mille lavori per comprarsi un giorno l’oggetto dei suoi sogni.
Poi arriva Allegra, bella e diversa, e Gigi sente finalmente che anche lui può conquistare la Luna… La bellezza e l’amore, il male e il dolore irrompono insieme nella sua vita. E quel meraviglioso 1963 diventa l’anno in cui tutto cambia. Per sempre. Un romanzo che svela il passaggio misterioso e crudele dalla luce dorata dell’infanzia, come una porta che si chiude. E insieme ne mantiene lo splendore.
«Ma forse è meglio che adesso vi racconti la storia dall’inizio. Tutto era cominciato a dicembre dell’anno prima, quando Cicognani aveva messo nella vetrina del suo negozio quella bici con le finiture cromate».
L’Uomo Nero e la bicicletta blu ci immerge nell’Italia ancora povera degli anni Sessanta. In un mondo rurale affollato di figure comiche, di personaggi sgangherati eredi di una lunga tradizione letteraria di irresistibili folli della pianura, di campioni di una secolare civiltà contadina che comincia appena a
essere scossa dal mondo moderno, dalle missioni spaziali, dal cinema in technicolor. Il Morto, dato per defunto dopo l’alluvione e ricomparso. La Rospa, decollata sulla rampa d’ingresso di casa a seguito di un’esplosione e atterrata sul tetto del pollaio. La Tugnina, che infila l’Uomo Nero in ogni
favola per fargli mangiare tutti…
Ma a Gigi, che ha il dono di trasfigurare il mondo con le sue storie, a Gigi che si nutre di astuzie in un mondo crudo e insieme pieno di magia, toccherà in sorte di capire che l’Uomo Nero non esiste solo nelle fiabe.
Letto da: Francesco
L’opinione personale: Quel mondo rurale e fantastico insieme, composto di solide tradizioni e di
immaginari sogni, così comicamente divertente da svelare ogni volta con leggera naturalezza il dramma, talmente realista da apparire irreale che ha sempre caratterizzato la narrativa di Eraldo Baldini torna a farci desiderata e appagante compagnia attraverso le pagine di questo romanzo
ricco di sensibilità e di grottesco, proponendosi delicato e crudo, spassoso e triste al tempo stesso.
Un romanzo che racconta il mondo dei bambini e il mondo visto dai bambini attraverso i ricordi di un bambino fattosi quasi anziano: già questa premessa anticipa pagine romantiche e di immensa sensibilità, leggere, scanzonate eppur intensamente profonde, capaci di offrire poesia anche quando rivelano tutta la crudezza della realtà, a questa giungendo con quella facilità e drammaticità proprie solo a un bambino.
Ed è, davvero, bella e toccante la figura di Gigi: ancor di più quando lo scopriamo cinquantottenne in pensione, vinto da una vita intensa che lo ha lungamente messo alla prova, desideroso oggi solo di riposo e di guardare indietro al tempo che fu, saggio adulto eppure bloccato all’età di dieci anni, nella sensibilità di un bambino.
E con quella sensibilità di fanciullo, il maturo ed esperto Gigi guarda ai giorni dell’infanzia riuscendone a cogliere e restituire ogni minima delicata o esilarante, sognante o cruda sfumatura, azzerando da quel momento il contachilometri della propria vita riprendendola da lì, da dove a dieci anni si era traumaticamente interrotta, precocemente e duramente proiettandolo
dall’infanzia all’età adulta: una sorta di picaro bambino, Gigi; un ribelle e sensibile, indomito eppur capace di alzare bandiera bianca affrontando con raziocinio la vita senza mai veramente arrendersi.
A cominciare dalla decisione di rinunciare al sogno infantile per cui aveva lottato, lavorato e sudato: l’agognata bicicletta blu. Divenuta nulla in confronto alla perdita, per sempre, di Allegra. Sapendo, forse, che prima o poi sarebbe tornato per chiedere il conto alla vita stessa: riprenderla da lì dove l’infanzia si era interrotta. Nelle cose e nelle persone: il paese, la casa di famiglia, gli amici d’infanzia, la compagna di classe Allegra ovvero l’unico vero grande amore.
Che bell’eroe straordinario, Gigi: la forza dei pazienti, la sensibilità poetica di chi resta fanciullo pur maturando prima del tempo e affrontando un’età adulta assai più lunga di quella biologica. Impossibile non amarlo, Gigi; impossibile non esser tentati di immedesimarsi in lui; impossibile non
piangere a dirotto al cospetto della sensibilità rara con cui ci racconta la sua storia.
E quanto di bello, poi, in tutto il resto: la delicata fanciullesca bellezza lieve e decisa contemporaneamente di Allegra, spezzata, per sempre, dall’Uomo Nero; la sgangherata e spassosa famiglia di Gigi, contraltare ideale e irresistibilmente comico alla sua sensibilità; l’ipocrisia e la superficialità degli abitanti di un paesetto di provincia; le tante figure buffe e fiabesche che popolano una pianura ricca di fantasiose suggestioni e strampalate tradizioni come quella Romagnola; la rassegnazione di chi ha fatto e subìto i torti; l’Italia che a stento cambia verso la modernità e il progresso con l’incedere di un elefante tra i cristalli, mietendo vittime a caso e a caso sacrificando i più deboli in nome di quello stesso processo di evoluzione…
Una splendida favola per adulti raccontata con la sensibilità dei bambini. Per di più molto divertente, oltre che poeticamente malinconica.
Leggendo questo romanzo, pensavo che si presta davvero molto (e, secondo me, anche con una certa facilità) a una trasposizione cinematografica.
Mi piacerebbe che qualche bravo e sensibile regista, così come qualche produttore, ci pensasse…