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Reflusso gastroesofageo

L’articolo è disponibile solo per i Soci di Altroconsumo, per cui pubblico solo un breve riassunto:

Bruciore di stomaco, rigurgiti, salivazione eccessiva: così si manifesta il reflusso gastroesofageo. I sintomi spesso sono simili alla “cattiva digestione”, ma si tratta di problemi distinti che non vanno confusi.

Il cibo che mangiamo, una volta masticato, attraversa l’esofago per raggiungere lo stomaco, dove viene digerito prima di passare all’intestino. Esofago e stomaco sono separati da un gruppo muscolare che si chiama sfintere esofageo inferiore.

Quando arriva il cibo, questi muscoli ricevono l’ordine di rilassarsi e aprire così un varco tra esofago e stomaco per lasciarlo passare. Poi i muscoli si richiudono per evitare un ritorno del cibo e di eventuali succhi gastrici verso l’esofago.

Se lo sfintere non si contrae come dovrebbe per richiudere il passaggio, il chimo, cibo ridotto allo stato semiliquido dall’azione di acidi ed enzimi gastrici, può risalire verso l’esofago, causando irritazione e infiammazione, anche dolorose (esofagite).

Infatti, mentre le cellule che ricoprono le pareti interne dello stomaco sono protette da uno spesso strato di muco, proprio per proteggerle, l’esofago non ha pareti altrettanto rinforzate: ecco perché un ritorno verso l’alto del chimo può danneggiarlo.

L’insieme di sintomi indotti dal reflusso di succhi gastrici in esofago diventa una malattia quando si presentano con una frequenza tale da influire sulla qualità della vita (per esempio il dolore ostacola le normali attività quotidiane) o da comportare un rischio di complicazioni. I sintomi quindi aiutano la diagnosi clinica, che tuttavia tende a restare imprecisa.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 giugno 2011 da in Leggo & Pubblico, Salute & Benessere con tag , .