in sintesi un articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare
Il Governo giapponese ha annunciato una più che probabile messa al bando del riso proveniente dalla zona di Fukushima. Per ora si tratta di un singolo raccolto, ma ci sono già dei precedenti (tagli di manzo contaminati inviati in molte aree del paese ).
Gli ispettori governativi hanno infatti trovato, in una fattoria di Onami, comune a 57 chilometri dall’impianto della Daiichi, una partita in cui la radioattività da cesio era di 630 becquerel per chilogrammo, cioè molto superiore ai 500 fissati come limite massimo di sicurezza.
Soltanto un mese fa le autorità avevano dichiarato che tutte le partite di riso della zona del nuovo raccolto erano sicure e potevano essere vendute. Tanta sicurezza derivava dai risultati effettuati in 1.700 campi di 48 municipalità tutte poste al di fuori della zona di sicurezza attorno alla centrale. Nei mesi precedenti c’erano stati divieti parziali e totali riguardanti gli spinaci, i funghi, la carne, il tè e il latte della zona ma anche di fattorie distanti fino a 360 chilometri da Fukushima.
Con il riso la faccenda è assai più grave, perché il cereale è un pilastro dell’alimentazione, della cultura e dell’economia del Sol Levante: il paese nel 2010 ne ha esportato quasi 1.900 tonnellate, proveniente per il cinque per cento proprio dalla zona di Fukushima.
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