di Giorgio Caponetti
Marcos y Marcos – Pagg. 489 – € 18,00
“C’erano una volta quattro cavalieri. Il primo cavaliere si chiamava Federigo Caprilli. Sarebbe diventato il più grande campione di equitazione di tutti i tempi. Il secondo cavaliere si chiamava Emanuele di Bricherasio. Avrebbe fondato la più importante casa automobilistica italiana. Il terzo cavaliere si chiamava Giovanni Agnelli. Sarebbe diventato il più grande industriale e finanziere italiano. Il quarto cavaliere era mio nonno”.
Lorenzo Delleani: I fondatori della Fiat – 1899 – Al centro, in abito bianco, l’illuminato Conte Emanuele di Bricherasio che per primo ebbe l’idea di fondare una grande industria automobilistica a Torino. Evidenziato dal cerchio rosso: il Cavalier Giovanni Agnelli, futuro senatore, che fu inserito nel dipinto in innaturale posa e posizione a opera già iniziata, perché entrò nel consiglio di amministrazione della Fiat successivamente alla sua creazione, non facendo parte dei veri fondatori della fabbrica di automobili.
Il libro: Sono giovani, ci credono. Vogliono cambiare il mondo. Federigo Caprilli è il cavaliere volante. Bello, imprudente, sensuale: fa girare la testa alle principesse. Con il sorriso sulle labbra cavalca leggero, libera la potenza del cavallo, lo guida con una carezza sul collo. E salta più in alto di chiunque altro prima.
Emanuele Cacherano di Bricherasio è il conte rosso: ama il bello nell’arte, nella musica, nei motori. Sogna un progresso tecnologico che sfami il popolo, un’industria alleata delle classi lavoratrici. Finanzia una piccola fabbrica di automobili, ne sogna una più grande. E i suoi sogni sembrano realizzarsi l’11 luglio 1899, quando insieme ad altre menti e capitali fonda la Fiat nel suo palazzo torinese. Caprilli e Bricherasio sono amici per la pelle.
Si confidano progetti e segreti. Come quando Caprilli diventa maestro e campione internazionale, ma tardano ad arrivare i riconoscimenti che merita. Come quando Giovanni Agnelli assume il predominio in Fiat e Bricherasio si sente messo da parte, nutre strani timori. Poi Bricherasio muore all’improvviso, in circostanze oscure, mentre è ospite del duca di Genova nel castello di Agliè. Ha solo trentacinque anni.
La sorella Sofia, disperata, si appoggia all’amico Caprilli, gli affida le carte del fratello. E tre anni dopo anche Caprilli muore all’improvviso, cadendo da cavallo per le vie di Torino, una sera d’inverno all’imbrunire. Ha solo trentanove anni. Erano giovani, guardavano lontano: Federigo Caprilli, il cavaliere volante; Emanuele di Bricherasio, il conte rosso. Il mistero delle loro morti non è mai stato svelato.
Letto da: Francesco
L’opinione personale: Mi è venuta una cosa lunghissima, ma è un libro davvero denso di spunti…
Un romanzo storico di straordinaria intensità, di notevole interesse socio-culturale e intrigante come un giallo.
Al centro di tutto l’intensa storia di una amicizia profonda, dall’autore portata avanti lungo tutte le pagine del romanzo con eccellente e lieve naturalezza, tanto da percepirne la profondità dei sentimenti come vivendola in prima persona: l’amicizia tra il Conte Emanuele di Bricherasio e il Capitano di Cavalleria Federigo Caprilli; rapporto talmente intenso e spontaneo da diventare condivisione di idee e intenti, passioni e sogni fino alla morte che accomuna i due all’estremo.
Ma, anche: la controversa storia della fondazione della Fiat.
Nel mezzo un romanzo storico che fa rivivere appassionatamente i primi anni dell’Unità d’Italia, il passaggio tra Ottocento e Novecento, la crescita di Roma come Capitale politica e lo sviluppo di Torino come Capitale industriale, il progresso meccanico, i cambiamenti culturali e sociali.
Nel mezzo, poi, la nascita e la Storia, con la maiuscola, dell’Automobile attraverso un lungo percorso di cambiamento nei trasporti con la meccanizzazione: lo svilupparsi della bicicletta, i primi tricicli e motocicletti meccanici, il motore a vapore e quello a scoppio, le prime automobili, i primi brevetti.
Attraverso una carrellata di personalità che hanno segnato il progresso meccanico: Karl Benz, Armand Peugeot, Panhard & Levassor, i fratelli Cairano, l’ingegner Aristide Faccioli che per primo brevettò un motore a scoppio italiano permettendo la nascita della Fiat, Vincenzo Lancia e Felice Nazzaro che furono i primi piloti-collaudatori della stessa Fiat…
Attraverso, anche, eventi epocali come la prima corsa europea di automobili a Parigi, alla quale presero parte numerose vetture di diverso tipo; come la prima corsa italiana, a Torino, alla quale invece parteciparono solo cinque mezzi tra “vetturelle” e motocicletti e che vide la vittoria di un motore a vapore sancendo che per il motore a scoppio italiano c’era ancora da lavorare; poi il primo Giro d’Italia per automobili, manovrato a propria utilità nell’organizzazione e nel risultato dalla stessa Fiat…
Attraverso l’evoluzione, infine, di tante innovazioni tecnico-meccaniche: il volante che sostituì la barra di comando, sollevando perplessità e polemiche; il dibattito attorno al dualismo tra gomme piene e pneumatico ad aria, la nascita di industrie come Dunlop, Michelin, Pirelli…
Ma, soprattutto: attraverso il racconto, abilmente portato avanti lungo tutto il romanzo appassionando il lettore come fosse un giallo, della controversa fondazione della Fiat.
Azienda voluta dall’illuminato progressista Conte Emanuele di Bricherasio attratto dal progresso meccanico, dalla passione per motori e velocità e, soprattutto, dal progresso sociale: egli vedeva nell’industria automobilistica un modo per dar lavoro e dignità alle affamate classi meno abbienti.
Ma quel progetto illuminato, che nelle intenzioni del “Conte rosso” doveva rimanere guidato dai nobili torinesi, stuzzicò gli appetiti di una alta borghesia affamata di profitto, legata a banche e massoneria, che portò il Cavaliere Giovanni Agnelli, futuro senatore, a entrar per vie traverse nel consiglio di amministrazione, sfruttare brevetti e lavoro avviato, spazzar via i nobili illuminati e progressisti, cambiar volto al “progetto Automobile” in nome del profitto economico non lesinando per questo lo sfruttamento degli operai, arrivando persino a cambiar ragione sociale con riferimenti ambigui alla massoneria, legarsi a stretto filo con poteri economici e politico-militari e, infine, a scavalcare regole di buona amministrazione, falsificando conti e bilanci.
Emblamatico di ciò resta, alla Storia, il dipinto di Lorenzo Delleani, amico del Conte di Bricherasio, che ritrae nel luglio del 1899 “I fondatori della Fiat”. Dipinto dove al centro, di bianco vestito, vi è il “Conte rosso” e in cui il pittore dovette aggiungervi la non prevista figura di Giovanni Agnelli a opera già avviata.
Nel mezzo, ancora: fermenti culturali e sociali, il mondo e l’Italia che cambiano.
Visto, anche, attraverso personalità storiche che “popolano” il romanzo: i controversi Savoia, Puccini, Carducci, Toscanini, Pelizza da Volpedo…
… Gabriele D’Annunzio: del quale Caponetti dipinge un ritratto assai impietoso, mettendone in luce limiti e debolezze, evidenziandone la figura di mediocre cavaliere e debole poeta, di “voce culturale” del Regno e dello Stato, di elemento di propaganda, sempre attorniato da sciantose assai simili nel fisico e nelle espressioni a moderne vallette e attricette…
… Alfredo Frassati: il fondatore del quotidiano “La Stampa” di Torino, voce libera e indipendente, scomoda al Potere… Finché è stata diretta dal suo fondatore prima di finir, anch’essa, nelle mani della Fiat…
… Edmondo Da Amicis: al quale Caponetti rende sociale giustizia, evidenziando il ruolo politico e sociale dell’autore di “Cuore”, romantico e impegnato socialista che avrebbe costituito importante futuro punto di riferimento progressista se non fosse stato messo a tacere dal Potere…
… Federigo Caprilli: cavaliere gentiluomo che modernizzò l’equitazione sportiva e militare, prima medaglia d’oro italiana in assoluto a una Olimpiade.
Interessante, infine, la figura del nonno dell’autore che attraverso le sue carte di Cavaliere e servitore dello Stato in qualità di uno dei primi agenti dei Servizi Segreti ha permesso di far conoscere tanti segreti legati agli avvenimenti che circondano la fondazione della Fiat, il suo imporsi come industria italiana di riferimento, i suoi legami con ambienti militari e di Stato e il suo agire tentacolare in molti ambiti economico-industriali.
Davvero un romanzo interessante e al tempo stesso di piacevole e appassionante lettura, che si gusta tutto d’un fiato e che consiglio davvero di leggere.
Un romanzo che sarebbe bello, anche, trasporre in film.