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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

L’illogicità della burocrazia ovvero non fabbrico strumenti di tortura, però…

Oggi sto preparando la spedizione di materiale da inviare ad un cliente del Centro-America e fra i tanti documenti richiesti c’è una dichiarazione nella quale garantisco che le merci spedite:

non rientrano tra i prodotti a duplice uso – non rientrano tra i beni culturali – non rientrano tra i prodotti “cities” (conv. di Washington) – non contengono pelliccia di cane e di gatto in conformita’ alla legge nr.1523/2007

Queste dichiarazioni esulano completamente dal mio ambito lavorativo, ma poco importa, si fa sicuramente prima a fare una dichiarazione riassuntiva e via andare.

Mi lascia però perplesso il dichiarare che: non possono essere utilizzati per la tortura o la repressione e/o per uso tecnologico militare

Questa perplessità nasce da due ragioni diverse, in quanto è tutto relativo.

Un ferro da stiro è strumento di tortura? No, ma se te lo appoggio sul sedere bello rovente?

Il martello serve per piantare i chiodi, ma sarebbe perfetto se volessi romperti le dita, e via dicendo … tutto nasce con uno scopo, ma può essere usato per altro…e non è una dichiarazione scritta dal fornitore che possa garantire l’utilizzo fatto dal destinatario …

…per assurdo dovrebbe essere il cliente a garantirmi che il materiale ordinato non sarà poi utilizzato per scopi illeciti o contro la legge, rendendomi un complice involontario …

In seconda battuta c’è da dire che è fattibile vendere pezzi che possono benissimo essere utilizzati per uso tecnologico militare, ma senza che io ne sia a conoscenza, visto che i clienti non mandano il progetto dell’intero impianto o attrezzatura, ma richiedono il pezzo X e via andare.

Come e dove lui lo utilizzi io non lo so; posso supporlo, ma non sempre…

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 12 gennaio 2012 da in Burocrazia e/o Politica, Il mondo del lavoro, Pensieri, parole, idee ed opinioni con tag , , .