L’unico posto dove non ti guardano storto se chiedi acqua in caraffa è in montagna, nei rifugi. D’altro canto c’è da dire che dopo un paio d’anni che ho abbandonato l’acqua in bottiglia (di plastica) per usare quella di rubinetto, leggere certi articoli sui giornali ti crea una certa preoccupazione: avrò fatto la scelta giusta?
Certo, come mi diceva La Pira poco fa, ho letto anche io l’articolo, ma l’acqua viene poi filtrata e rientra nei limiti…
Senza dimenticare poi che i parametri di legge spesso non garantiscono nulla ai quali si riferiscono le analisi degli acquedotti, viste le varie deroghe a questo e quello, non rendono l’acqua realmente sicura.
Un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare
“Acqua del rubinetto al ristorante” è il titolo di un servizio che il mensile dei consumatori svizzeri del canton Ticino La borsa della Spesa propone ai lettori, per riaffermare il diritto degli avventori di ricevere senza problemi acqua del rubinetto quando pranzano o cenano fuori casa.
Secondo la rivista, l’articolo 61 della legge Svizzera sugli esercizi pubblici obbliga gli esercenti a offrire gratuitamente l’acqua di rubinetto ai clienti. Eppure, precisa il testo, pochi consumatori fanno valere questo diritto, perché si viene guardati male. Non è così in altri Paesi, dove portare la caraffa di acqua al tavolo, senza una richeista specifica , è una prassi consolidata e apprezzata.
In città come New York, Parigi e in nazioni come l’Austria o la Grecia, accompagnare il caffè con un bicchiere di acqua del rubinetto o portare a tavola la bottiglia con il ghiaccio d’estate, è un servizio incluso nel prezzo della consumazione e del pasto. Anche ilfattoalimentare.it ha portato avanti questa campagna in Italia.
Segnalateci le vostre esperienze.
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