La vicenda raccontata da Nancy in questo post risale ad un paio di mesi fa, tuttavia siamo andati sull’argomento ed ho capito che aveva voglia di sfogarsi un pò, per cui ecco cosa succede se rientri a Milano quando c’è uno sciopero, in questo caso dei tassisti..
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Organizzo e parto come programmato da Caracas il 13 gennaio con volo della Alitalia. Parte in orario e già prima di partire vengo a conoscenza dello scioperi dei taxi a Roma. Non mi preoccupo molto sostando solo in transito a Fiumicino; nella sala d’attesa scopro che a Milano è in corso uno uguale e secondo tutti a sorpresa, in vista degli umori che certi nuovi provvedimenti del governo provocano.
Tutti i passeggeri prendono ignari i loro bagagli (per una volta avrei gradito di non trovarlo nella cinta meccanica di consegna), ma ancora fiduciosa esco dopo la dogana e mi trovo davanti il deserto assoluto nella fermata dei taxi dove di solito c’è sempre una fila ordinata di persone che prendono un mezzo.
A poca distanza vedo un gruppo di tassisti che urlano come pazzi e minacciano chiunque di loro non voglia seguire le direttive di incrociare le braccia e lasciare tutti a piedi.
In quel fine settimana c’erano congressi politici (infatti su quel volo c’erano diversi visi noti) la settimana della moda e l’indomani la Champions League.
Aeroporto gremito di persone stanche disperate e di tutte le età, fra di loro tre israeliani (padre e due figli) rumorosissimi e alquanto simpatici mi chiedono come fare per andare almeno vicino al Duomo ed io dico: l’unico modo è con l’autobus che porta a San Babila pero bisognava munirsi di biglietto.
La coda davanti all’unica macchina era assurda ed i tre uomini appena conosciuti caricano il mio bagaglio e mi dicono che si prendono cura di loro mentre io tento di comperare i biglietti. Non sapevo se fidarmi mi sembra di essere in uno di quei film comici datati con Renato Pozzetto. Loro ogni tanto si affacciavano dalla porta dell’autobus e gridavano in uno inglese molto naïf che la mia roba era al sicuro.
Con la coda dell’occhio vedo che l’autista sale e accende il motore; io terrorizzata lascio l’inutile coda e salgo al volo sull’autobus. La compagnia era quasi imbarazzante per il chiasso di questi personaggi, ma almeno grazie a loro conservo un lato sorridente della giornata.
Arrivati a San Babila mi aiutano a scendere e ci salutiamo e scopro che nemmeno lì c’era l’ombra di un taxi. Disperata, causa l’ingombro dei miei bagagli (tutti muniti di ruote) provo a scendere per prendere la metropolitana. Ringrazio ancora con la mente quella signora, credo polacca, e altri due signori che a turno ho trovato fra tutte quelle scalinate, visto che senza il loro aiuto non sarei mai arrivata a casa dopo 2 autobus e la metropolitana.
E’ stato un vero incubo il rientro in Italia, ma chi abita da queste parti deve patire queste torture, perché qualche categoria si sente tradita a turno, mentre i cittadini sono sempre delle VITTIME indifese.