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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: I complici

di Georges Simenon

Adelphi – Pagg. 158 – € 17,00


Trama:  Sin dalla prima volta in cui Joseph Lambert ha visto la faccia di Edmonde nel momento del piacere (con le narici contratte «come quelle di una morta», e il labbro superiore rialzato a scoprire i denti «in una smorfia di sofferenza che non somigliava per niente a un sorriso»), lei ha smesso di essere una efficiente, taciturna, un po’ stolida segretaria, ed è diventata la sua complice.

Fra loro è nata un’intesa che non è né amore né passione, ma piuttosto la condivisione di un gioco segreto. E quando, una sera, guidando a zig-zag con la sinistra mentre tiene la destra tra le cosce di lei, Lambert sente dietro di sé il claxon disperato di un pullman e lo vede poi schiantarsi contro un muro, non pensa neppure a fermarsi.

Si limita a gettare un’occhiata, nello specchietto retrovisore, all’immenso rogo che ha provocato. Poche ore dopo apprenderà che, di quei quarantasette bambini che tornavano dalle vacanze, una sola è sopravvissuta.

Ma chi può sapere che è lui il colpevole? Colpevole di che cosa, oltretutto? E agli occhi di chi? Di suo fratello, un uomo così «saggio, equilibrato, immune da passioni pericolose»? O di sua moglie, che per via delle numerose «scappatelle» gli nega l’accesso al proprio letto? O degli amici con cui gioca a bridge la sera al caffè?

Esseri mediocri, che lui disprezza. Come in fondo disprezza la sua stessa vita. Se proverà a sviare da sé i sospetti sarà solo per poter ritrovare, ancora una volta, Edmonde, per «scoprire in lei quello che aveva cercato a tentoni per tutta la vita».

Letto da: Francesco

Opinione personale: Semmai ce ne fosse bisogno, questo breve romanzo del 1955 ora pubblicato in Italia dalla Adelphi che, encomiabilmente, un po’ alla volta sta traducendo la vasta produzione letteraria del celebre scrittore franco-belga, conferma quanto siano irresistibilmente piacevoli alla lettura i romanzi di Simenon, maestro più di chiunque altro in quell’arte della scrittura capace di incollare il lettore alle pagine di un libro: intrigante e avvincente come un noir, intenso e intimamente profondo come una poesia svolta sotto forma di prosa.

Investigatore dell’animo e dell’anima umana: termine, sicuramente, abusato nel caso di Simenon; eppure, qui e ancora una volta, mai più adatto.

“I complici” è un intenso e sensibile ritratto dell’Uomo eseguito portando a nudo, dalle pieghe più profonde e spesso nascoste della suo essere, ogni sua debolezza: solitudine, meschinità, fragilità, aridità, insoddisfazione, formalismi sociali e maldestre forme di ribellione quasi infantili…

… Inutile, persino, provar a compilare un elenco: le sfumature còlte indagando sui “Complici” son così tante che potremmo scovarne di nuove ogni qual volta si volta pagina lungo tutte le 158 che compongono questo romanzo.

Quel che, poi, ancora una volta sorprende è la capacità di Simenon nel far sì che il lettore si innamori, letteralmente, dei protagonisti a cui dà voce quasi senza loro dare un volto: espediente sottile e perverso che rende partecipe il lettore delle vicende di questo come fossero proprie.

L’arido e meschino Joseph Lambert e la sua segretaria, la misteriosa quanto selvatica – «Una bestia!» – ed estremamente sensuale Edmonde,  protagonisti de “I Complici” acquistano pagina dopo pagina fascino e carisma che calamitano l’attenzione del lettore.

Il “plot” è da libro noir: eppure l’indagine “poliziesco-narrativa” ruota unicamente attorno all’animo, ai pensieri e ai sentimenti fragili e forti, sfumati e drastici di questi due esseri umani: le carte si mischiano, gli ingredienti si amalgamano alla perfezione trascinando il lettore su due distinti binari paralleli e tangenti.

Da un lato l’avvincente dipanarsi dei “fatti” – come fosse un distaccato avvicendarsi temporale, quasi una naturale conseguenza del trascorrere di pochi giorni in cui “ovviamente” qualcosa dovrà accadere – e dall’altro lo svolgersi dei pensieri dell’Uomo, le sue reazioni istintive e quasi animalesche condizionate da fragilità e convinzione che condizionano e al tempo stesso subiscono i “fatti di cronaca”.

A corollario di tutto questo: come spesso, magistralmente, avviene attorno alle vicende raccontate da Simenon, una sottile, elegantissima eppur animalesca e pregnante sensualità accompagna l’agire dei protagonisti offrendo al lettore un ulteriore motivo di febbrile interesse, ponendosi quasi a ruolo di arbitro delle gesta umane. Come se tutto, alla fin fine, sia inevitabilmente governato dalle “parti basse” che finiscono con l’inficiare ogni volontà razionale e sentimentale del pensare da parte del cervello.

E come abbiamo imparato leggendo, nel corso degli anni, la prolifica opera letteraria di Simenon: la trama narrativa e il sottile tessuto psicologico su cui si muovono uomini e fatti sono condotti attraverso una leggerezza e una linearità letteraria talmente piacevole e incantevole che ci fa sentire orfani quando si giunge alla parola “fine”.

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Questa voce è stata pubblicata il 11 settembre 2012 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , .