in sintesi, un articolo di Agnese Codignola che leggo su Il Fatto Alimentare
Che cosa acquistiamo (e mangiamo) quando scegliamo i prodotti light, low fat o gli alimenti presentati come più sani e meno calorici?
La domanda è stata oggetto di indagini e inchieste che non di rado hanno sbugiardato etichette e pubblicità poco veritiere. Nonostante ciò alcune aziende perseverano nel tentativo – più o meno evidente – di ingannare i clienti.
Questa volta ad analizzare 12 cibi light o a basso tenore di grassi ha provveduto Which?, associazione di consumatori britannici, che ha rivelato quanto sia ancora lunga la strada verso un marketing più trasparente.
Tra i prodotti selezionati, Which? evidenzia come un biscotto Digestive (McVities) al cioccolato nella versione light fornisce 77 calorie, contro le 85 della versione normale. In altre parole, anche se il biscotto leggero ha il 30% in meno di grassi e una ricetta diversa (come fa notare l’azienda), il conteggio calorico è quasi identico.
Un caso analogo riguarda lo yogurt low-fat della catena di spermercati Tesco, che fornisce 130 calorie per porzione. Tuttavia, un barattolino di yogurt Activia nella versione standard ne fornisce 123 e contiene 16,9 grammi di zucchero, contro i 20,2 del vasetto light a marchio Tesco.
“Dov’è – si chiede Which? – il vantaggio in termini di calorie?”
E ancora: i cereali da colazione Kellog’s Special K sono pubblicizzati con spot dove si lascia intendere di avere di fronte il prodotto ideale per chi vuole perdere peso.
Tuttavia gli Special K forniscono più calorie di un altro prodotto della stessa Kellog’s, i Bran Flakes (207 calorie grammi contro 114 a porzione).
Sul fronte dei formaggi la situazione non migliora.
Uno dei più amati in Gran Bretagna, il Ceddar Cheese, presente in tutti i supermercati nella versione normale (marchio Cathedral City) contiene 34.9 grammi di grasso di cui 21,7 saturi.
La versione light contiene 21,8 grammi di grassi totali di cui 14,9 di saturi. Si tratta di un valore elevato, per cui sull’etichetta di alcuni supermercati che usano il sistema del semaforo, compare un bollino rosso per avvisare i consumatori che il formagio ha troppe calorie.
Secondo la rivista le grandi catene di distribuzione dovrebbero adottare il sistema dei semafori per segnalare in modo intuitivo quali sono gli alimenti da evitare o da preferire in base al contenuto calorico, in grassi e in zuccheri.
Secondo la legge europea un alimento può essere denominato light, reduced fat se contiene meno del 30% di grassi totali o saturi rispetto alla versione originale. Inoltre, per scrivere sull’etichetta di un alimento “a basso contenuto di grassi” (low fat) è necessario che questi siano presenti in quantità inferiore al 3%.
Analogamente, se i grassi sono superiori al 20% del peso, l’alimento deve essere definito “ad alto tenore di grassi”, ma anche su queste diciture la confusione è grande.
Eppure il 60% degli intervistati acquista regolarmente prodotti light o low fat. Siamo di fronte a un dato che desta qualche preoccupazione perché i consumatori grazie a questa distorsione nella percezione si sentono autorizzati a mangiare di più, pensando di incamerare meno calorie.
Secondo uno studio di Brian Wansink della Cornell University, avendo a disposizione la versione light di un alimento si tende a mangiarne in media il 50% in più rispetto a quanto si farebbe con quelli tradizionali.
Forse tale percentuale potrebbe diminuire se si avesse cognizione del calcolo effettivo delle calorie e dei grassi dei prodotti light.