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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Veleggiando si risparmia benzina. Ma si perde in sicurezza?

 io veleggio abitualmente (mettendo in folle e non premendo il pedale), ovviamente non con la Smart, ed effettivamente risparmio carburante  …  il tutto si basa come sempre sul buonsenso ovvero metto in folle quando ho davanti a me un certo tratto di strada, senza auto intorno (e capita sempre più spesso) e su strade che conosco ovvero devo essere certo che non ci sia qualcuno che sbuca da qualche parte…

tra l’altro sul percorso abituale casa-ufficio, ormai conosco anche i tempi dei vari semafori, per cui ad esempio al mattino quando transito da Viale Caprilli direzione Lotto, con traffico zero, mi faccio un bel tocco di strada in folle, curando il semaforo da lontano… so bene che se è sul verde ora che arrivo sarà sul rosso, per cui… mi adeguo in anticipo… poi resto concentrato in modo da essere pronto ad inserire la giusta marcia in caso di necessità…

in presenza di altre auto nelle vicinanze, preferisco sollevare il piede perchè la possibilità di chiedere potenza per evitare qualche rogna improvvisa, c’è sempre.

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di Maurizio Caprino

Se non l’avete ancora sentita, eccovi la parola con cui noi automobilisti dovremo familiarizzare nel 2013: “veleggiare”.

Dietro questo termine nuovo e leggiadro c’è qualcosa di vecchio e noto: andare in folle. Che torna alla ribalta perché un po’ tutte le case automobilistiche stanno lanciando modelli ibridi e qualcuna anche gli elettrici puri.

E anche le case che stentano, come la Fiat, vedono nascere sul proprio territorio iniziativa come quella del Politecnico di Torino, che si allea con l’indotto “orfano” della stessa Fiat per tirare orgogliosamente fuori prototipi che iniziano a mietere successi.

Tra le caratteristiche di quasi tutti questi mezzi c’è il fatto di prevedere tra le modalità di marcia anche quella “a vela”: si solleva l’acceleratore e l’elettronica di bordo “capisce” da sé che il guidatore vuole risparmiare. Così la vettura “si organizza” di conseguenza.

Nulla di nuovo, perché possiamo sfruttare l’abbrivio anche noi sulle vetture tradizionali: basta premere il pedale della frizione. Cosa un po’ scomoda, tanto che qualcuno ha provato a vendere a duemila euro un semplice dispositivo che non fa altro che mettere automaticamente in folle il cambio della vettura tradizionale su cui è installato.

Ma non era pericoloso viaggiare in folle? A scuola guida molti hanno imparato questo. Ma, si sa, non di rado le autoscuole fanno da cinghia di trasmissione nel presente di credenze del passato che sono sempre state sbagliate o che sono diventate sbagliate col tempo.

Allora spieghiamo.

In linea di massima, viaggiare in folle non è troppo pericoloso: la cosa fondamentale per la sicurezza e cioè la frenata non viene messa a rischio quasi per nulla. Infatti, il freno motore oggi è ben poca cosa e gli impianti frenanti moderni sono quasi tutti tanto potenti e resistenti da non averne bisogno.

Inoltre, non poter contare sul motore tiene lontani da accelerazioni e rilasci che in qualche caso possono mettere in crisi la stabilità dell’auto, alla quale serve che non si rallenti né si acceleri, altrimenti i pesi possono spostare troppo il baricentro da una curva all’altra.

Non possiamo peró negare che il veleggiare ci ripropone gli stessi rischi di sempre. Come quello di mollare la frizione all’improvviso di fronte a un imprevisto: scaricare a terra all’improvviso la coppia prodotta dal motore può scompensare l’assetto, fino ad arrivare al “blocco ponte” che fa sbandare il retrotreno delle trazioni posteriori (e infatti è un trucco che i piloti più esperti usano).

Inoltre, avere a disposizione il motore può servire solo nella parte finale di manovre estreme (come l’evitamento di un ostacolo, quando serve per aiutare il riallineamento); in gergo si chiama “sottosterzo curativo”, nel senso che cura gli effetti di una sbandata “risucchiando” l’auto in avanti, verso una traiettoria rettilinea.