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Un libro: Precari (fuori) legge. Ogni giorno in tribunale

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Un fuoco di fila di storie, di processi celebrati nel Tribunale di Torino. Storie incredibili, ma vere, a volte grottesche. Ne nasce uno spaccato della società italiana, volto a spiegare ai lettori di che cosa si occupa, anche, la Giustizia penale in Italia. Gli autori sono pubblici ministeri precari, impegnati a lavorare ogni giorno in tribunale.

Noti negli uffici giudiziari come “VPO” (vice procuratori onorari), titolo dal sapore balzacchiano, salvo scoprire che a loro non spetta alcun onore, ma solo oneri. L’oggetto della denuncia è più incredibile delle storie raccontate: la precarietà nella magistratura.

Dove al male dell’ingiustizia sociale (vittime i magistrati onorari in quanto lavoratori non riconosciuti come tali dallo Stato che servono), si aggiunge la totale negazione della funzione di garanzia della magistratura.

Scopo provocatoriamente dichiarato del libro, raccogliere fondi per finanziare l’iniziativa giudiziaria degli autori: fare causa allo Stato per ottenere “l’erogazione del trattamento di quiescenza”, vale a dire la pensione.

Leggi anche l’articolo di Gian Antonio Stella dal quale ho tratto un paio di passaggi chiarificatori:

Per salvare la giustizia occorre abolire un mucchio di reati minori (da sostituire con multe) e colpire con durezza implacabile i colpevoli di un reato gravissimo: la denuncia cretina. Che intasa i tribunali. Come appunto quella di un tizio che ha querelato la nuora perché gli agnolotti non erano fatti secondo la tradizione familiare.

[…] E soprattutto come tra le malattie del nostro sistema sia l’ottusità con cui la legge bolla come reato penale che il pescivendolo metta sul tonno il cartello «tonno» e non «Thunnus tynnus».

[…] in certi casi  viene da chiedersi fino a che punto la giustizia possa essere affidata a magistrati «precari» che per metà fanno anche un altro lavoro e prendono fino a 1.600 euro al mese e sono pagati a cottimo in base a quanto producono e non hanno né ferie né maternità.

E più ancora come sia possibile che questi «onorari» assunti «provvisoriamente» per tre anni «prorogabili una sola volta» nel lontano 1998 (e da allora prorogati di anno in anno) si facciano carico del 97% dei processi davanti ai giudici monocratici. Un rattoppo incessantemente ricucito sullo sbrego. Senza una riforma degna di chiamarsi tale.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 Maggio 2013 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , , .