Due campi da calcio. Questa è la superficie che ogni minuto, in Brasile, viene distrutta dalla deforestazione.
Il più grande paese dell’America Latina non è ancora riuscito a fermare lo scempio delle foreste tropicali, nonostante abbia promesso di affrontare il disboscamento illegale e migliorare il diritto alla terra.
I tassi di deforestazione in Brasile, che può vantare la più vasta distesa di foresta al mondo sono calati in modo significativo tra il 2003 e il 2013.
In questi ultimi anni, tuttavia, il disboscamento è ripreso a ritmo sostenuto, per colpa di una mancata pianificazione del governo.
Eppure, il Paese si era ripromesso di preservare le sue foreste, fondamentali per assorbire il carbonio emesso in atmosfera che causa il riscaldamento globale.
Nel suo piano d’azione nazionale, presentato in vista della COP 21, il Brasile si era impegnato a ridurre la deforestazione illegale, e al ripristino e riforestazione di 12 milioni di ettari di terreno entro il 2030.
Ma per il momento, il governo è ben lontano dal mantenere le promesse. Circa l’80% della deforestazione amazzonica viene da attività illegali, e le autorità non sono preparate a contrastarla.
(sempre che vogliano veramente contrastarla, visto che pecunia non olet neanche dall’altra parte dell’oceano…)
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