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Un libro: Bestie da vittoria

Un libro che fa discutere, ovviamente, tanto più considerando che ho letto un’intervista all’autore nella quale in pratica fa di tutta un’erba un fascio; successivamente ho sentito in radio un’altra intervista nella quale si dice che la maggior parte dei ciclisti fa uso di doping.

Va da sè che ho subito sentito parlare di querele da parte di altri atleti.  Leggi ad esempio questo articolo.

Magari ha ragione Di Luca, tuttavia non fa una grinza neanche il pensiero di Alessandro Spezialetti, l’amico di sempre, nel 2013 gli dice in faccia: “Danilo, puoi dire che è un mondo di merda se te ne vai tu, non se ti cacciano. Non hai nessuna credibilità”. (Fonte)

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Lo chiamavano il Killer. Era un campione delle due ruote, Maglia rosa nel 2007, vincitore di gare prestigiose. Aveva una carriera davanti a sé. Fino a quando non è stato trovato positivo al doping.

Non una, tre volte. E’ il primo caso in Italia di espulsione definitiva. Ora ha deciso di raccontare il ciclismo come nessuno altro ha mai fatto prima, perché nessuno dall’interno può farlo.

Un mondo in cui il doping è pervasivo e capillare e non ti puoi sottrarre se vuoi gareggiare ai massimi livelli. Il resto è ipocrisia, e sordidi interessi.

Ne emerge il ritratto di un mondo sotterraneo e malato, di cui l’atleta è spesso la vittima consapevole.

Come lui stesso, come Pantani prima di lui. Un mondo che solo uno che non ha più niente da perdere può svelare.

2 commenti su “Un libro: Bestie da vittoria

  1. paoblog
    11 Maggio 2016
    Avatar di paoblog

    Vero così come è vero che resta in sospeso una domanda: se non lo avessero scoperto?

    Si sarebbe ugualmente sfilato dal ciclismo, denunciando il tutto oppure sarebbe stato zitto?

    quindi si, non generalizziamo, ma è lui per primo ad aver fatto affermazioni che non ammettevano repliche, salvo, come detto, cambiare un poco registro successivamente …

  2. IlPrincipeBrutto
    11 Maggio 2016
    Avatar di IlPrincipeBrutto

    >> “Danilo, puoi dire che è un mondo di merda se te ne vai tu, non se ti cacciano. Non hai nessuna credibilità”.
    .
    Quindi tutti i vari whistle-blowers, cioe’ le persone che denunciao pesanti irregolarita’ di aziende o organizzazioni sovranazionali (tipo Ed Snowden e Chelsea Manning) e vengono poi cacciati, o imprigionati, o costretti all’esilio, non hanno alcuna credibilita’?
    .
    Giusto per non fare di tutta l’erba un fascio…
    .
    sicuri si diventa, Ride Safe.

I commenti sono chiusi.