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Un libro: Fame di realtà

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Dov’è il limite tra citazione e plagio? Chi stabilisce se un autore, appropriandosi di una parte dell’opera altrui, sta costruendo un nuovo orizzonte di senso o sta solo copiando?

In un’epoca come quella attuale, in cui la separazione tra vero e verosimile, tra rappresentazione e realtà diventa sempre più labile, questo libro di David Shields è un fulmine a ciel sereno che ridisegna i confini dell’arte contemporanea, o di tutto quello che intendiamo oggi con questo termine.

Ma “Fame di realtà” di Shields è molto più di un semplice manifesto; è una vera e propria chiamata alle armi per una nuova forma di letteratura: come il “mash-up” e il “dj sampling” in musica, i programmi open source nell’informatica, i graffiti nell’arte contemporanea, anche il romanzo del Terzo Millennio deve nascere dalla rifusione di vecchi materiali letterari, mescolati fino a perdere le tracce della fonte originaria e a fondersi in una forma ibrida tra saggistica e narrativa.

Del resto, dall’“Ars poetica” di Orazio fino al “Dogma” di Lars Von Trier, il bisogno di definire il sottile confine tra l’oggetto artistico e quello di uso comune è sempre stato insito nella natura umana.

E le questioni che Shields solleva – la linea di demarcazione tra i diversi generi e tra realtà e finzione – sono sotto gli occhi di tutti, e non soltanto al centro del dibattito squisitamente letterario.

Ecco perché questo sconvolgente saggio, composto da 618 citazioni mai indicate tra virgolette, non potrà lasciare indifferenti.

Del resto, come sostiene Shields, ormai “la massima originalità per uno scrittore è rubare bene”.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 agosto 2016 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , .