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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Poco da fare, sui social domina l’intolleranza…

Nel novembre 2022 c’è stato l’Addio a Twitter diventato ormai un ambiente tossico ed ingestibile e quindi sono migrato su Mastodon dove l’ambiente mi è sembrato più serio e controllato, ma quale che sia la ragione, dopo 3 anni ecco che anche questo Social mostra delle dinamiche che non mi piacciono.

Era già successo in passato, ma una volta passi, se diventa la regola bisogna fare due conti e prendere delle decisioni.

Troppa politica avvelena anche il pozzo migliore

E’ successo, una volta di più, che una persona, peraltro di sinistra, si è beccata del fascista perchè ha espresso un’opinione diversa da quella di altri di estrema sinistra.

Non apprezzo chi si mette su un piedistallo morale in nome della democrazia, quando poi, nei fatti, la libertà di espressione è solo la loro.

Molti in Bio scrivono Antifascista, ma poi in concreto, cambia il colore della camicia, da nera a rossa, ma resta il pensiero unico e se canti fuori dal coro, devi pagarne il prezzo.

Il sondaggio di un altro utente, per quanto i votanti siano stati 130, traccia una linea politica netta, il che in ogni caso non vorrebbe dire niente, ma se…

Se il pensiero unico diventa la regola anche su Mastodon, vorrà dire che farò a meno dei social, visto che alla fine vince l’intolleranza.

Di persone interessanti ne ho trovate in questi 3 anni e me le tengo strette nel Gruppo Signal che abbiamo creato; d’altro canto ho notato, negli anni, che una volta trovate su un social una decina di persone degne di nota, è difficile aumentarne il numero, nel tempo.

Comunque sia, se devi misurare ogni parola, restare sul neutro, camminare sulle uova, che senso ha essere su un Social?

Lo scambio di opinioni, anche fra persone diverse ci arricchisce, il politicamente corretto portato all’estremo, gettando le basi per un pensiero unico che ti costringe all’auto censura se vuoi vivere tranquillo … ne faccio a meno.

Un aneddoto, per restare in tema, che non vuole avere una valenza politica, ma racconto solo un fatto.

30-33 anni fa era periodo di elezioni, per le strade volantinaggio di vari partiti.

Non è un volantino a farmi prendere una decisione ed è solo spreco di carta, soprattutto in anni dove il pensiero comune era diverso e pochi si trattenevano dal buttarlo per terra dopo pochi metri.

Si avvicinano un paio di estrema desta, allungano il volantino, come faccio sempre, dico “no grazie” con sorriso in accompagnamento.

Il tipo sorride, abbozza e si allontana.

Dopo poche decine di metri, volantinaggio di estrema sinistra.

Si avvicinano un paio di giovani, allungano il volantino ed anche in questo caso dico “no grazie” con sorriso in accompagnamento.

Subito, ad alta voce mi dicono: perchè non lo prendi? sei un fascista?

Non paghi, visto che mi sono allontanato con i miei familiari, mi vengono dietro urlando: sei un fascista, sei un fascista.

Rientro a casa, scrivo una lettera intitolata: “Fascisti in camicia rossa” e la mando, via fax, ad un noto settimanale dell’epoca, che la pubblica con il commento di un noto politologo, che mi dà ragione.

Gli eccessi, da qualunque parte arrivino, non mi piacciono, non l’aggressività, non il pensiero unico cui ci si deve uniformare.

Nota a margine: Io sono italo-tedesco, per cui durante la guerra ho avuto lontani parenti che hanno combattuto su entrambe le sponde. Da parte tedesca i parenti erano pochi e solo qualche cugino di mia nonna ha combattuto, c’è chi è caduto, c’è chi ha combattuto ed è tornato a casa.

Da parte italiana, al netto dei bombardamenti subiti da mio padre e mia madre, bambini, con mia madre nel rifugio centrato da una bomba, gli zii paterni erano tutti antifascisti: uno è stato preso prigioniero dagli inglesi in Africa ed ha fatto 4 anni di prigionia, un altro catturato dagli americani in Sardegna, un altro catturato dai fascisti nel 1943 è finito in un campo di concentramento in Polonia, liberato dai russi nel ’45 è tornato a casa a piedi.

Mio nonno paterno, licenziato dalla Breda perchè si era rifiutato di iscriversi al Partito Fascista, aveva una piccola officina dove, di notte, faceva l’armaiolo per i partigiani ed aveva un pilota alleato nascosto in soffitta.

Mio nonno materno, figura per me misteriosa per ragioni familiari, so che lavorava come autista per il Sig. Pirelli e mi pare di aver inteso che nascondessero degli ebrei e facessero altre cose, ma non è chiaro; è invece chiaro che nell’aprile del ’45 è stato malmenato da giovani camicie nere provocandogli delle lesioni ai polmoni che alla fine, nei primi anni ’70, hanno contribuito alla sua scomparsa prematura.

Mia zia tedesca, sposata con un italiano, abitava in provincia di Piacenza e con pazienza e diplomazia ha salvato dalla fucilazione alcuni operai.

Eppure, con questo patrimonio familiare, basta rifiutare un volantino per strada per essere tacciato di fascismo.

Devo quindi prendere atto che il giocattolo si è rotto, l’isola felice in un mondo virtuale tossico da anni, non esiste; ci vuole tempo, ma alla fine i limiti vengono alla luce.

Alla fine dei giochi, l’unico ambiente che funziona è il Blog, dove da bravo dittatore democratico 😀 ho il pieno controllo, senza censure se non per i veri imbecilli.

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