Dopo il precedente post L’imprecisione di autori & sceneggiatori la trovo irritante mi tocca tornare a parlare di sceneggiatori TV.
Ieri ho visto la prima puntata (seconda stagione) di Vanina – Un vicequestore a Catania, serie poliziesca italiana e come tale ci sono le solite luci ed ombre, con troppe scene di sesso, non esplicito, ma non funzionali alla storia, unitamente al solito poliziotto un po’ fessacchiotto seppur con buone intenzioni e tuttavia alla fine la storia gialla c’è e complessivamente si passa la serata.
Ma, “c’è un ma” e vien da dire c he li aspettavo al varco, sperando di sbagliare ed invece…
Scene finali, agguato di mafia ad un giudice che viaggia con un’auto di scorta. Si fanno sorprendere, ma può capitare però poi ecco una serie di situazioni poco credibili…
I mafiosi hanno un RPG (lanciarazzi portatile), ma non lo usano subito, anzi lo lasciano nel cassone di un pick-up e quindi mitragliano da due lati le auto che incassano colpi su colpi senza possibilità di rispondere al fuoco.
Con calma e modi impacciati, il mafioso prende l’RPG e così Vanina che arriva da Catania ha il tempo di arrivare sulla scena proprio mentre il mafioso punta il missile e, sempre con lentezza, prende la mira; a quel punto, visto che basta tirare il grilletto per far partire il missile e tanti saluti al giudice & fidanzato, Vanina che fa?
Gli spara?
No urla un “fermo polizia” del quale il mafioso se ne frega, ma ancora non spara, ci pensa su ed infine ecco che Vanina gli spara.
Logica vuole che uno controlli che il criminale a terra sia morto e/o non abbia addosso altre armi, ma non il vicequestore, che avanza verso le auto e nonostante sia allo scoperto, i mafiosi con armi automatiche non le sparano, anzi si fanno sorprendere dai poliziotti di scorta scesi incolumi dalle auto crivellate di colpi e quindi ecco che due o tre criminali vengono stesi.
Finite le minchiate?
Ovviamente no.
Il giudice raggiunge Vanina e la bacia e lasciamo perdere che, entrambi, potevano controllare le condizioni della scorta, ma anche la stessa scorta resta in piedi in mezzo alla strada senza bloccare il furgone che a sua volta li aveva bloccati e sul quale, presumibilmente, potrebbero esserci altri mafiosi armati.
Ed ecco, finalmente, che la sceneggiatura raggiunge livelli da filmetto da Serie B.
Il mafioso che impugnava l’RPG, non è morto, si solleva e punta la pistola contro il giudice, gli spara e lo colpisce ad una gamba; Vanina gli spara e lo uccide, poi si china sul giudice urlando di chiamare i soccorsi, che secondo logica avrebbero già dovuto essere stati chiamati, nessuno della scorta si avvicina per aiutare e restano immobili in strada e Vanina continua ad urlare senza però fare la cosa più logica ovvero togliere la cintura al giudice ed usarla come laccio emostatico per fermare l’emorragia.
Abbiamo toccato il fondo oppure manca qualcosa?
Ebbene si, lo sportello laterale del furgone si apre ed appare il boss latitante da decenni, disarmato, che osserva la scena.
Non spara, non si nasconde, non scappa. No, sta lì in piedi a fissare Vanina che ricorda quando lo ha visto sparare al padre. E quindi con tutta calma il boss chiude lo sportello ed il furgone, con calma eh, riparte e solo allora Vanina corre e gli spara con la pistola, bellamente ignorata dalle belle statuine della scorta che avrebbero potuto svuotare i caricatori degli M12* contro il furgone e, forse, bloccarlo.
(* La Beretta PM12 o M12 peraltro è fuori produzione dal 2004 e sostituita dal 2018 dalla Beretta PMX)
Capisco prendersi qualche libertà di scrittura per creare situazioni che allunghino il brodo, tuttavia qui si esagera, si manca di rispetto al telespettatore, ma anche alle F.d.O. che passano per dei fessi poco addestrati e forse molti lo sono (poco addestrati), ma da quelli delle scorte mi aspetto che siano sul pezzo e non in balia di uno sceneggiatore.
E’ un difetto tipico delle serie poliziesche Italiane; al di là di errori grossolani o di procedure che denotano scarsa professionalità, sembrano essere incapaci di restare nel “genere” e quindi ecco le storie sentimentali dei protagonisti, sempre incapaci di gestirle, così come il buttare sul ridere, che sia il poliziotto macchietta o quello incapace, il CC da barzelletta e via dicendo…
È una questione purtroppo sottovalutata in gran parte dei prodotti come film, serie TV e libri. Quando invece gli sceneggiatori lavorano bene, vengono fuori cose notevoli.
Mi hanno parlato molto bene di The Pitt, ambientato in un pronto soccorso (io non l’ho visto)